La Grande Bugìa

60 anni di lavaggio del cervello e menzogne della sinistra italiana. Orgogliosamente revisionisti!
( Sito ottimizzato per Mozilla Firefox 2)
giovedì, 22 gennaio 2009

Che schifo è mai questo!

Tratto da Il Mascellaro del 22/01/09
di Domenico Bonvegna

Maria Giovanna Maglie editorialista de Il Giornale, è andata a leggersi la sentenza dei giudici della 3 sezione della Corte d'Assise del Tribunale di Roma sull'omicidio di Giovanna Reggiani, c'è da rimanere attoniti.

È veramente raro - scrive Giovanna Maria Maglie - infatti, sia pur nel desolante panorama offerto dalla magistratura italiana, incontrare una sentenza, quale quella che voi avete emesso nel caso dell'omicidio di Giovanna Reggiani, tanto ipocrita, vile, maschilista, inetta, diseducativa.

Vale la pena leggere quello che hanno scritto i giudici sul delitto perpetrato dal giovane rumeno Nicolae Mailat, cercando di cogliere il valore sociale della sentenza:

«La Corte pur valutando la scelleratezza e l'odiosità del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che sia l'omicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall'imputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, l'episodio criminoso, con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi».

Andando avanti nella lettura, i giudici di Roma scrivono che a causa della reazione della vittima, Mailat «non riesce ad averne ragione a mani nude» ; la sua responsabilità, unico aggressore, «è pienamente provata. La selvaggia violenza dei colpi sarebbe stata inutile se l'azione fosse stata condotta da più persone» ; ciononostante «all'epoca era ventiquattrenne, incensurato, e l'ambiente in cui viveva era degradato. Queste circostanze, assieme al dettato costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione, inducono la Corte a risparmiargli l'ergastolo, concedendogli le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate, pur irrogando la pena massima per l'omicidio».

Si può scrivere una sentenza con queste motivazioni? L'anno scorso Massimo Introvigne scriveva che l'emigrazione criminale sceglie l'Italia perché grazie alle leggi e ai giudici permissivi si può facilmente delinquere.

Siamo diventati importatori di delitti. La nostra giustizia è di manica larga. Le leggi punitive sono ferraginose. Le scappatoie sono infinite. Troppi malfattori sfuggono al carcere. Hanno capito che l'Italia è un paese senza legge, dove si può commettere qualsiasi reato e non pagare quasi mai il conto. Allora le stesse autorità rumene ci spiegavano: "Da noi la situazione è tranquilla perché i nostri delinquenti sono venuti tutti da voi".

Molti giudici in Italia, mantengono un atteggiamento permissivo sulle espulsioni degli extracomunitari che delinquono. I giudici rumeni in epoca comunista non punivano i furti dei rom perché erano considerate manifestazioni di lotta di classe. A questo proposito Solzenycin ricordava che nei Gulag chi aveva rubato fosse trattato meglio dei dissidenti, in quanto Stalin insegnava che i ladri sono 'socialmente vicini' ai comunisti: entrambi, sia pure con mezzi diversi, lottano contro la proprietà privata.

Certamente i nostri giudici non arrivano a questi eccessi, ma qualche 'toga rossa' che l'ideologia rende buonista nei confronti dei rom che delinquono c'è anche da noi.

Non sfiora l'anima bella dei giudici l'idea che proprio in un caso come questo sarebbe stata necessaria la pena esemplare dell'ergastolo: si è trattato di un episodio mostruoso, l'assassino è stato trovato ricoperto di sangue, fino all'ultimo, fino alla sentenza, ha scelto di negare la colpevolezza, ha seviziato e ucciso per ottenere gli spiccioli di una borsetta. Queste sono aggravanti, non attenuanti. (Maria Giovanna Maglie, Reggiani. Quella sentenza-scandalo, 27. 12. 08 Il Giornale).

L'omicidio Reggiani ha colpito tutto il Paese, in particolare la città di Roma, l'insipienza di un'Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Walter Veltroni, che ostentava un controllo sociale e che invece non sapeva né voleva svolgere. E' probabile che poi l'episodio abbia "pesato"sul voto dei romani nelle amministrative dell'aprile scorso.

Oggi i cittadini romani, gli italiani si aspettavano proprio una sentenza esemplare. Avrebbe indicato ai delinquenti del mondo che penetrano l'Italia come un territorio di facile e impune saccheggio che qui c'è una legge che sa essere severa. Il sindaco Gianni Alemanno dichiarandosi amareggiato per la sentenza, ha così commentato il verdetto. «Come è possibile che una persona riconosciuta colpevole di un crimine così grave, come quello perpetrato nei confronti della signora Reggiani, non venga condannata all'ergastolo? - sottolinea Alemanno - Leggeremo il dispositivo della sentenza ma mi auguro che il pm si appelli contro questa decisione che turba la coscienza dei romani».

Ma nella sentenza del Tribunale di Roma, la Maglie, vede anche un certo becero maschilismo, c'è addirittura il disprezzo per la vittima e segnatamente il disprezzo per una donna.

Subentrano le vecchie motivazioni dei processi per stupro, ovvero il comportamento dell'aggredita.

Solo che nel caso della povera Reggiani si rovescia il ragionamento. È colpevole perché ha resistito, perché le cosce le ha tenute serrate e il seno ha cercato di proteggerlo dall'insulto. In pratica si colpevolizza la Reggiani perché non avesse fatto quella resistenza, nessuno l'avrebbe ammazzata, al massimo sarebbe stata solo seviziata, violentata, rapinata, riempita di botte. Se avesse capito, la sventata, che il suo povero assalitore altro non era che un ragazzino sbandato, ubriaco e anche un po' incazzato perché gli era toccato di sostenere un litigio, che la voleva solo spogliare parzialmente e toccarla un po', che le voleva portare via la borsetta e poi lasciarla in pace, ecco se fosse stata abbastanza furba da comprendere le circostanze e la psicologia dell'assassino, oggi sarebbe viva. È lei la colpevole.

Domenico Bonvegna
domenicobonvegna[chiocciola]alice.it
postato da bibbi1 alle ore 17:45 | link | commenti (23)
categorie: articoli, malagiustizia, reggiani
martedì, 28 ottobre 2008

Dove siete?

Femministe e organizzazioni dei Diritti Umani dove siete?
(scusate ma non mi sento di inserire nessuna immagine)

Tratto dal Corriere della Sera del 28/10/08

CHISIMAIO (SOMALIA) - Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all'arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l'esecuzione è avvenuta nella tarda serata di lunedì a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi.

LA VITTIMA - La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere massacrata. Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un processo coranico equo: «L'Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l'uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo. È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell'Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell'Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.

postato da bibbi1 alle ore 17:29 | link | commenti (15)
categorie: cultura, articoli, islam, corriere della sera, formazione del pensiero
giovedì, 09 ottobre 2008

Vietato l'accesso alla "giustizia"

Non intendo aggiungere parole al caso della Sig.ra Reggiani, solo due cose:

Chi paga le spesi legali di Romulus Nicolae Mailat?

Quanto ci scommettete che alla fine riusciranno a dire che la vittima si è uccisa da sola e che,  il romeno Romulus Nicolae Mailat, era lì per soccorrerla? E che oltre della vita, questa donna, sarà privata di quella giustizia che merita?

Dal Messaggero del 08/10/08

ROMA (8 ottobre) - La difesa di Romulus Mailat, il romeno accusato della morte di Giovanna Reggiani, ha affermato che la donna è stata aggredita da più persone. Il legale del marito della vittima sottolinea la credibilità della supertestimone della procura che ha accusato Mailat. Intanto la polizia scientica dai reperti sequestrati non è riuscita a estrarre Dna sufficiente per approfondirne l'esame.

Il Dna. Dai reperti sequestrati dalle forze dell'ordine nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Giovanna Reggiani, e finiti al vaglio della polizia scientifica, non è stato possibile estrarre Dna sufficiente per approfondirne l'esame. Lo ha sostenuto, durante l'udienza del processo, la dottoressa Paola Asili, della Direzione centrale anticrimine di Roma, biologa incaricata di esaminare la borsa e gli effetti personali della vittima, nonché alcuni fazzolettini di carta, trovati nella baracca di Romulus Mailat, accusato della morte della donna.

Difesa Mailat: aggredita da più persone. Le lesioni sul corpo della Reggiani «erano così intense e molteplici per il numero dei colpi inferti da non poter essere state causate da una persona sola». A parlare è l'avvocato Piero Piccinini, difensore di Mailat. Per confortare la sua tesi, il penalista convocherà per la prossima udienza il medico legale Francesco Loreti Romantini, suo consulente di parte, ma aspetta anche la dichiarazioni in aula di due romeni, Clopotar e Obedea, che saranno prossimamente sentiti dalla Corte d'assise in videoconferenza in sede di rogatoria. A commento dell'udienza di oggi, l'avvocato Piccinini ha detto di dovere rilevare «ancora una volta la non esistenza di tracce reali tecniche. L'unica versione che abbiamo non proviene da analisi tecniche ma dalle dichiarazioni di una donna che non è venuta in aula. Non abbiamo una versione che sia coerente con l'assoluta mancanza di tracce evidenti che mettano in relazione Mailat con la vittima». Per il resto, il legale del romeno ha confermato l'esistenza di testimoni in grado di dire che Mailat era a cena con loro in orario compatibile con l'aggressione a Giovanna Reggiani.

Legale marito vittima. «Mi sembra che la versione di Emilia Neamtu sia chiarissima e che ci siano elementi validi e certi per sostenere l'accusa». Lo ha detto l'avvocato Tommaso Pietrocarlo, legale di Giovanni Gumiero, marito di Giovanna Reggiani. L'avvocato ha così voluto sottolineare la credibilità della supertestimone della procura che ha accusato Mailat. «L'Ammiraglio Gumiero vive da solo il suo dolore - ha aggiunto- La sua presenza in aula alla prossima udienza sarà molto doloroso per lui ma è pronto ad affrontare l'esame se la Corte lo riterrà opportuno».

Il marito della vittima in aula il 22 ottobre. Il prossimo 22 ottobre sarà il giorno della testimonianza in aula di Giovanni Gumiero, il marito della Reggiani. Nonostante abbia scelto di «vivere il suo dolore in una dimensione privata», ha detto il legale di parte civile Tommaso Pietrocarlo, l'ammiraglio sarà in aula, davanti alla III Corte d'assise presieduta da Angelo Gargani, e vedrà Romulus Mailat, accusato della morte della moglie. Il cittadino romeno è accusato di omicidio volontario, violenza sessuale e rapina. «Sarà un momento molto doloroso per lui - ha detto l'avvocato Pietrocarlo - ma se la Corte deciderà di sentirlo, lui verrà».
postato da bibbi1 alle ore 12:37 | link | commenti (35)
categorie: articoli, informazione, legalità, rom , il giornale, romeni, zingari, malagiustizia, reggiani
domenica, 05 ottobre 2008

La voce dell'innocenza

di Andrea B. Nardi tratto da L'Occidentale il 4 ottobre 2008

Mentre nei paesi e nelle comunità islamiche integraliste la condizione della donna è drammatica, in Iran almeno le bambine tentano d’opporsi al regime totalitario di ayatollah e Pasdaran, e lo fanno rifiutando Sara, la bambola islamica imposta loro dal governo del presidente Ahmadinejad.

Invece degli abitini musulmani di Sara, infatti, le bambine continuano a preferire Barbie; così alla riapertura delle scuole si sono visti entrare in classe unicamente zaini, quaderni e gadget firmati dall’americana Barbie. «È il segno del fallimento della politica del governo», ammette il sito iraniano Tabnak, vicino all’ex comandante dei Pasdaran, Mohsen Rezaii. Stessa sorte per l’eroe maschile Dara, lanciato in Iran qualche anno fa nel tentativo di fermare l’invasione occidentale oscurandone anche cartoni animati. Insomma, sebbene da soli, i bambini iraniani continuano a modo loro a resistere alla dittatura islamista.

E forse è proprio questo il punto di partenza. La shari’a islamica è una teocrazia maschilista, in cui le donne sono soggetti inferiori di diritto. Sono loro le vere vittime dell’islamizzazione integralista, ed è soltanto da loro che potrà sorgere un concreto movimento di rinascita democratica nel mondo musulmano. Gli esempi non mancano, ma sono talmente isolati da sfociare facilmente in tragedia. Come Malalai Kakar, la prima donna poliziotto dell’Afghanistan, simbolo del riscatto femminile: dirigeva il Dipartimento per i reati sessuali nella terra del fondamentalismo religioso, ma pochi giorni fa è stata assassinata da un commando di talebani cui è seguita all’agenzia di stampa France Press la rivendicazione degli studenti integralisti: «Oggi siamo riusciti a eliminare un nostro bersaglio». Anche la precedente responsabile del Dipartimento crimini contro le donne di Kandahar era stata uccisa due anni fa.

Contemporaneamente in Marocco il teologo Magraoui autorizza il matrimonio delle bimbe di nove anni, mentre sulla Tv saudita Al Arabiya il famoso predicatore Sheikh Mohammed al Habdan esorta gli uomini a far indossare alle proprie mogli un niqab con una sola fessura e possibilmente piccola: in fondo, guardare da un solo occhio è sufficiente per non inciampare. Sopra tutta questa violenza viene anche spalmata – come sempre – una sovrastruttura ideologica pseudo-scientifica: Magraoui sostiene l’abominevole tesi che a nove anni l’organismo di una bimba sarebbe pronto per rapporti sessuali e gravidanze, e dal suo canto Sheikh Mohammed adduce motivazioni economiche e morali: «La donna per abbellire la zona intorno agli occhi spende un sproposito», e «Le donne, con quel filo di trucco che s’intravede tra le fessure del niqab, inducono in tentazione i giovani facendo loro salire il sangue al cervello».

Fortunatamente il Consiglio superiore degli ulema del Marocco presieduto dal Re ha chiuso il sito web del teologo Magraoui per incitazione alla violazione dell’età legale del matrimonio, 18 anni, approvata dal Parlamento. Non altrettanto libertaria si è invece dimostrata la Gran Bretagna, dove un mal interpretato senso di democrazia ha appena istituito cinque tribunali islamici (ne seguiranno presto altri) che giudicano non in base alla common law inglese ma alla shari’a. Ciò significa che per le cause fra musulmani alle prese con arbitraggi su divorzio, violenza domestica, dispute finanziarie, diritto successorio, diritto di famiglia, matrimonio, ecc. prevarranno sempre le imposizioni dei maschi sulle femmine delle comunità, alla faccia della parità dei diritti umani. Di diverso avviso, sembrerebbe, il governo olandese, il quale ha emanato un decreto legge con cui d’ora in avanti sarà impedito ai poligami d’ottenere la cittadinanza.

Ma tanto cammino dev’essere ancora fatto dalle donne musulmane – finanche in Europa –per emanciparsi come persone di pari dignità. L’intero sistema concettuale del fondamentalismo islamico si regge su una società maschilista che non ha alcuna attinenza religiosa, così come non ne aveva la società europea medievale di cui l’Occidente e la Chiesa moderna si sono liberati facendosi paladini dei diritti umani d’ogni individuo.

A poco servirà, purtroppo, il cartone animato di Iman, la prima super eroina musulmana formato manga che ripudia la violenza e condanna il razzismo islamico: la sua autrice è la scrittrice libanese Rima Khoreibi, che da Dubai si batte per i diritti delle donne nell’Islam. O l’ultimo libro della scrittrice marocchina Farema Mernissi, che con Le 51 parole dell'amore ricorda di un tempo antico in cui nell’Islam le donne non erano per nulla sottomesse, dove i matrimoni combinati non erano affatto la regola, e dove si parlava d’innamoramento non come di una cosa buona al massimo per gli adolescenti. E se su Internet prolificano i siti a difesa delle donne islamiche (si veda per esempio http://milleeunadonna. blogspot. com/), purtroppo le più represse tra queste sono proprio quelle che al web non hanno modo di accedere.

Ecco che allora ritorna prepotente il sogno d’istituire una Tv/radio satellitare internazionale di sole donne di lingua araba, per le donne di lingua araba, che possa far sentire una voce femminista d’opposizione alla propaganda fondamentalista di Al-Jazeera & C., e diffondere quei messaggi di pace, tolleranza, democrazia, libertà da essi tanto vituperati. Poiché una sola cosa è certa del fondamentalismo musulmano e del conflitto che ha dichiarato contro l’Occidente: non potrà mai essere sconfitto dai maschi islamici, in cuor loro troppo consenzienti verso un’ideologia che li premia grandemente solo per essere, appunto, maschi. Però, al momento, nessuno in Occidente ha capito il valore morale – ma perfino commerciale – di una Tv di questo tipo.

Eppure fin dall’11/9 il presidente Bush ha compreso come le siano le donne islamiche l’alleato naturale dell’Occidente, il ventre molle dell’Islam integralista e guerrafondaio, e ha stanziato milioni di dollari facendo istituire dal Dipartimento di Stato americano programmi per l’aiuto delle donne in paesi musulmani, compreso l’Iran, promuovendone i valori democratici. Come mai le gloriose femministe europee di sinistra non si battono per le loro sorelle islamiche oppresse, non se ne vede un solo corteo a loro difesa, le sole occasioni di manifestazione sono quelle guzzantiane contro la tirannia del Vaticano, e l’unica voce nel deserto rimane quella di una donna di Destra, Daniela Santanché, con le sue iniziative umanitarie per le donne soggiogate dall’Islam (ricordiamo anche il suo libro Le donne violate)? Nel frattempo Yasmin Fostok, la figlia di Mohammed Omar Bakri, il noto predicatore islamico che dalle donne pretende che si coprano «dalla testa al piede», ripudia suo padre, cambia nome e vuol fare la ballerina, e puntuale arriva la condanna a morte degli estremisti islamici d’Inghilterra.

Da una parte abbiamo quindi gli islamisti che tentano di paralizzare i diritti alle loro donne, dall’altra esiste un risveglio di tante coscienze femminili arabe che vi si ribellano, ma sono indifese: quando l’Occidente s’impegnerà a diffondere veri e concreti programmi a sostegno dei diritti delle donne musulmane, allora forse troverà in esse i migliori alleati contro l’integralismo islamico. Altrimenti da sola Barbie non può farcela.
postato da bibbi1 alle ore 08:07 | link | commenti (10)
categorie: cultura, articoli, islam
giovedì, 02 ottobre 2008

Finalmente a casa

Lo ha deciso il giudice del Tribunale di sorveglianza di Napoli, finalmente Contrada, lascierà Napoli, e sconterà i domiciliari a Palermo, nonostante le dure parole dei familiari delle vittime di mafia.
Questa mi sembra un ottima notizia, in questo ultimo anno noi di GB abbiamo fatto nostra l'ingiustizia che ha subito questo servitore dello Stato e sapere che, finalmente, potrà riabbracciare la sua famiglia, come ha detto anche Stefania Craxi, non gli darà quella giustizia che merita ma un pò di sollievo si, visto che sono sicura che è stato questo il pensiero che gli ha permesso di resistere fino ad oggi, i volti della moglie e dei figli.
Caro Bruno, forse se ti chiamavi Adriano Sofri, Valerio Morucci da mo che stavi a Palermo, da mo che avevi già scritto un best seller e da mo che avevi raccontato del tuo mondo in "gabbia" su qualche rete televisiva.
L'ennesima dimostrazione che, chi paga è sempre colui che sta dalla parte "sbagliata".

Tratto da Avvenire del 2 ottobre 2008

L’ex dirigente del Sisde Bruno Contrada, con­dannato definitiva­mente a 10 anni per concorso esterno in associazione ma­fiosa, sarà trasferito agli arresti domiciliari a Palermo.

Lo ha deciso ieri il Tribunale di sor­veglianza di Napoli, che ha ac­colto un’instanza del legale di Contrada, l’avvocato Giusep­pe Lipera: l’uomo dal 27 luglio scorso sta scontando la pena in casa della sorella a Varcaturo (Napoli) per motivi di salute. Non appena saputa la notizia, Contrada ha subito telefonato alla moglie, per poi dichiarare di volere la revisione del pro­cesso; il suo legale ha com- mentato che ora «finalmente, Contrada potrà riabbracciare la moglie Adriana che non ve­de dal maggio 2007, perché an­che lei gravemente malata e impossibilitata a spostarsi». Non è ancora certa la data in cui Contrada lascerà Varcatu­ro, dato che sta seguendo cu­re mediche che non possono essere interrotte, compresa un’operazione già prenotata all’ospedale di Napoli, come ha dichiarato la moglie. Molto probabilmente si trasferirà nei prossimi giorni.

«Far tornare Bruno Contrada a Palermo è una decisione di buonsenso - ha dichiarato ie­ri pomeriggio il sottosegreta­rio agli Esteri, Stefania Craxi ­. Ho sempre ritenuto, infatti, che i paletti posti con gli arre­sti domiciliari a Napoli altro non fossero che un meschino espediente per mascherare il continuo accanimento nei confronti di un fedele servito­re dello Stato. Sono sicura che l’abbraccio della moglie A­driana e dei suoi figli infonderà un po’ di serenità nel suo cuo­re ammalato. Ma la sua dolo­rosa vicenda grida vendetta: qualcuno dovrà restituire me­riti ed onore ad un uomo che ha vissuto per servire le istitu­zioni. E qualcun altro dovrà pagare - ha concluso - per a­verlo infangato in questo mo­do». Di tutt’altro avviso le associa­zioni di familiari delle vittime di mafia. «Non c’è una sola va­lida ragione per la quale deb­ba essere trasferito a Palermo» è stato il duro attacco di Sonia Alfano, presidente dell’asso­ciazione Familiari delle vitti­me di mafia. «Il suo trasferi­mento è un’offesa per la me­moria del giudice Borsellino e di tutte le vittime di quella ma­fia che Contrada ha favorito. Il trasferimento a Palermo - pro­segue Alfano - è la prova certa che quell’uomo trascina con se una quantità di segreti tali da riuscire a ricattare un’inte­ra classe dirigente. È il primo caso di un condannato che è in grado di dettare le regole: ha preteso il trasferimento a Pa­lermo e lo ha ottenuto. Co­minceremo sin da oggi a ribel­larci a questa decisione e chie­diamo che il mondo dell’asso­ciazionismo antimafia prenda una posizione netta sulla vi­cenda». Per Giovanna Maggiani Chel­li, del’associazione 'Tra i fa­miliari delle vittime della stra­ge di via dei Georgofili', «sul caso Contrada sono prevalse le questione umanitarie. A­desso - ha commentato - ve­diamo se il senso di umanità che pervade le nostre corti di giustizia esca dal Parlamento anche per le vittime di mafia. Aspettiamo nelle prossime o­re quel decreto che consenta alle vittime di via dei Georgo­fili di vedere riconosciuto en­tro l’anno 2008 quanto le sen­tenze di causa civile hanno sta­bilito per loro».
postato da bibbi1 alle ore 16:06 | link | commenti (8)
categorie: terrorismo, mafia, articoli, contrada, malagiustizia, giustizia democratica
lunedì, 29 settembre 2008

Un maiale vestito a festa, sempre un maiale rimane

Il terrorismo avrà fine solo quando tutti questi assassini, perché parliamo di assassini e no di “giustizieri”, resteranno a marcire in galera e no a pavoneggiarsi in Tv, scrivere libri o occupare posti di responsabilità.

Come si può permettere a gente che ha ucciso i sogni di una persona e della sua famiglia a dire delle eresie come queste?

Non possiamo dimenticare che i brigatisti sono stati coinvolti in fatti di sangue lucidamente e per proprio volere, quando escono di galera sul loro cedolino di rilascio c’è scritto “fine pena”, quando la pena dei figli, delle mogli, dei fratelli o dei genitori dell’assassinato  non avrà mai fine, nessuno potrà mai colmare il loro dolore.

La diversità di "compenso" tra chi uccise e chi è stato ucciso è insanabile.

 

Tratto da Il Giornale e scritto da Luca Telese il 28/09/08

 

Arrivi alla Casa del Libro pensando che la notizia sarà la contestazione di un ex brigatista. Ma non è così. A fare notizia sono le parole dell’ex brigatista, Valerio Morucci, che approfitta della presentazione del suo ultimo romanzo parabiografico (Patrie galere, Ponte alle Grazie) per parlare della sua esperienza detentiva, ma anche di libertà di espressione, di regimi più o meno totalitari, del problema di cittadinanza degli ex brigatisti. E quindi, nel pieno di un dibattito a tre, introdotto dal direttore di Liberazione Piero Sansonetti e intervistato-presentato da una giornalista come Federica Sciarelli, la conduttrice di Chi l’ha visto?, Morucci cesella due affermazioni che sicuramente non passeranno inosservate. La prima prende spunto dalla contestazione del presidente dell’associazione delle vittime Domus Civitas, Bruno Berardi: «La contestazione della libertà di espressione non può avvenire in una democrazia, ma solo negli Stati etici, nei regimi totalitari. Purtroppo in questi tempi, e sono state le cariche più importanti della Repubblica, da molte voci è arrivata questa posizione: “Tu non puoi parlare”. Io lo considero un anticipo di Stato totalitario». Il riferimento, nemmeno tanto velato, alle cariche della Repubblica è ovviamente per il presidente Giorgio Napolitano, che si è espresso pubblicamente sull’opportunità del silenzio per chi si è macchiato di reati di sangue. Ma Morucci si spinge più in là, e, con il gusto della provocazione che gli è proprio, si diverte a giocare con il paradosso: «Queste provocazioni continue, questa messa in discussione dei diritti civili più elementari, mi inquieta. Mi fa pensare non tanto al regime fascista, perché nel 1922, soprattutto grazie al ministro Bottai, c’era un regime che garantiva una grandissima libertà di espressione. A me sembra, invece, che con la morale repressiva e autoritaria di chi vuole negare a qualcuno il diritto di parola, ci avviciniamo molto di più al 1984 di Orwell».
La cronaca della serata, dunque, spiazza. La contestazione annunciata che dà spunto alla riflessione amara di Morucci è in realtà molto civile e molto dimessa. Berardi, che aveva annunciato una sorta di sit-in con i familiari delle vittime della strage di via Fani, arriva in realtà davanti alla sede della Casa del Libro, dove si teneva la presentazione, accompagnato soltanto da un portavoce. È arrabbiato, ma prima ancora che con Morucci, con l’amministrazione comunale e con le istituzioni: «Questo signore è stato il carceriere di Aldo Moro, non è possibile che faccia soldi con la memoria delle vittime. Ma soprattutto non è possibile che presenti le sue opere in una sala comunale, in uno spazio messo a disposizione dalle istituzioni. A noi, familiari di chi è caduto negli anni di piombo, spesso hanno negato delle sale per presentare dei libri che parlavano delle nostre storie». Berardi più parla, più si infervora: «Avete capito? Io non osteggio tanto chi presenta il libro, ma soprattutto il Comune che gli mette a disposizione lo spazio. Ne faccio un discorso di principio, noi vittime siamo dimenticate, ce ne stiamo chiuse in un recinto come le pecore, mentre loro, gli ex assassini, se ne vanno in giro come i lupi». Questa sorta di conferenza stampa volante si trasforma in una sorta di botta e risposta in diretta, perché, più o meno a metà del discorso di Berardi, dalla sala esce Federico Scanni, dirigente dell’associazione Ciak ’84, organizzatrice della rassegna che ospitava la presentazione di Patrie galere. L’associazione, tradizionalmente progressista, e di sinistra, finisce per prendere le difese del sindaco Alemanno: «Guardi, Berardi, in questo evento il Comune non c’entra nulla, e non ci mette bocca. Perché è organizzato dentro gli spazi della Casa della Cultura, ma con una nostra piena autonomia artistica e culturale. Quindi, nel caso, se la deve prendere con noi». Il portavoce di Berardi, a questo punto, quasi si arrabbia: «Ma scusi, loro l’elenco dei relatori ce l’avevano? E allora, i casi sono due. O non hanno visto il nome di Morucci, oppure hanno sbagliato a non intervenire. Ripeto: noi poniamo un problema di metodo».

Dentro, intanto, con una sala piena, il dibattito va avanti. Sansonetti sostiene che nel libro si capisce che «la cultura della penna sostituisce la certezza del diritto», mentre la Sciarelli, con piglio da intervistatrice navigata, pone a Morucci le domande che senza saperlo Berardi gli sta rivolgendo fuori: «C’è chi le chiede, che diritto ha un ex brigatista a fare soldi?». Morucci sospira, fa una pausa. «Primo, se non sei Bruno Vespa, soldi con i libri non ne fai. Secondo, qui entriamo nel diritto e nella libertà di espressione. E credo che questo discorso degli ex brigatisti che non possono scrivere, sia molto pericoloso. Perché finisce per negare il diritto di chi i libri li compra, e di chi i libri li vuole leggere». Poi, l’ex telefonista del caso Moro aggiunge: «Se poi in questi libri, venissero scritte cose indegne o infami, sarebbe giusto che ci fosse una reazione. Ma la censura a priori, quella no, quella non si può fare», risponde a Berardi. Ma parla anche, e soprattutto, a Napolitano e a chi ha condiviso la sua denuncia.

 

postato da bibbi1 alle ore 14:15 | link | commenti (9)
categorie: terrorismo, articoli, telese, formazione del pensiero, giustizia democratica, luca telese
domenica, 28 settembre 2008

C'è chi ha avuto bisogno anche di meno tempo

A costo di farmi ghettizzare come monotona e ripetitiva ma questo post lo dovevo fare...
Non dirò nulla perchè già tempo fa avevo espresso il mio pensiero in merito e poi scusate è sufficiente mettere a confronto queste due dichiarazioni...
Grazie signora Santanchè, lei neanche lo sa, ma è la mia rivincita!

Dal Corriere del 28/09/08

MILANO - Daniela Santanchè si dimette da portavoce de «La Destra», insieme con una cinquantina di dirigenti nazionali, regionali e provinciali del partito che stanno lasciando i loro incarichi in queste ore. Il segretario nazionale Francesco Storace in mattinata, riferendosi alle dichiarazioni della Santanchè sulle sue intenzioni di lasciare il partito, aveva detto: «È diventata una rubrica fissa di "Libero". Me ne vado, non me ne vado... Ha scambiato La Destra per una margherita. Faccia quello che vuole, ma ce lo faccia sapere».

«COLLABORARE CON IL PDL» - «Proprio per non far la fine de La Margherita - è la replica della Santanchè - mi dimetto da portavoce nazionale e ritiro la mia mozione che, come è noto, propone di aprire il partito a collaborazioni con il Pdl, proprio come abbiamo fatto a Trento, per le prossime elezioni, con Marco Zenati, uno dei firmatari della mia mozione». La Santanchè ritiene che «per non rimanere confinato in un'area di estremismo extra parlamentare di vago nostalgismo» il partito dovrebbe «stringere alleanza e collaborare responsabilmente con la coalizione di centrodestra» al governo. Fra i suoi obiettivi «combattere senza indulgenza ogni forma di razzismo e di violenza», «provare a recuperare alla democrazia quei giovani che ancora oggi si radunano sotto le bandiere di un sedicente e lugubre nazifascismo invece di giustificarli con argomenti più o meno ambigui» e seguire «il cammino delle riforme che l'attuale governo sta portando avanti nell'interesse del nostro Paese».

... quando solo 5 mesi fa ...

Dal Corriere del 11/04/08

ROMA - «Sarei pronta a farmi uccidere pur di portare avanti La Destra e la Fiamma Tricolore». Così la candidata premier, Daniela Santanchè, dal palco allestito in piazza della Rotonda a Roma, in occasione dell'ultimo comizio elettorale di partito. «Noi siamo quelli che non si vergognano del nostro passato - ha detto ancora alla folla presente la Santanchè - siamo quelli che il 'male assoluto' è solo il diavolo e siamo quelli che non dobbiamo chiedere scusa a nessuno. Noi siamo quel partito incazzato con la bava alla bocca. Siamo quelli che non guardiamo in faccia a nessuno, che siamo stati vicini a quel ragazzo (Quattrocchi, ndr) che ha detto 'vi faccio vedere come muore un italiano'. Siamo quelli che non abbiamo votato l'indulto, e non siamo moderati perchè a voler essere moderati a tutti i costi alla fine si diventa modesti».

NON VI TRADIRO'- «In Parlamento non vi tradirò perchè so che cosa vuol dire essere traditi - ha continuato Santanchè dal palco di piazza della Rotonda - sono orgogliosa di essere qui con voi, voi siete i ragazzi del fare e quelli che da sempre si preoccupano del diritto alla casa con il mutuo sociale». Poi ha attaccato Veltroni: «Dovete trovare il coraggio di chiudere con la stagione di Veltroni che dopo essere stato sindaco di Roma aveva detto che sarebbe andato in Africa, invece l'Africa l'ha portata qui». Santanchè si è detta poi certa che con Storace e Buontempo il Comune e la Provincia di Roma cambierebbero volto. «Su questo palco - ha continuato la candidata premier del partito - c'è l'unico uomo (Storace, ndr) che ha saputo battere la sinistra, il primo uomo di destra alla regione». La candidata premier della Destra dice alla folla, tanti anche i giovani, di «non promettere il posto fisso ai ragazzi, nè le pensioni agli anziani». «Noi non abbiamo soldi da darvi - ha osservato - abbiamo solo la nostra fede, il nostro credo. Vogliamo ridare l'Italia agli italiani. Dio, la patria e la famiglia, devono essere le parole scolpite nel nostro cuore». Daniela Santanchè ha dunque concluso il comizio gridando «viva l'Italia, viva La Destra», mentre i militanti hanno acceso torce da stadio sulle note dell'Inno a Roma'del 1936. In tailleur nero e tacchi a spillo rossi, Santanchè ha dunque lasciato piazza della Rotonda con la bandiera dell'Italia avvolta intorno al collo, seguita dal figlio e dalla candidata per La Destra Paola Ferrari.


postato da bibbi1 alle ore 10:36 | link | commenti (8)
categorie: articoli, valori, corriere della sera
giovedì, 25 settembre 2008

Vorrei essere un ponte, anzi "il ponte"

Tanti anni fa la Borghesiana, un quartiere a soli 4 Km dalla caoticità capitolina, era una piccola oasi. Chi aveva comprato casa lì, aveva deciso di affrontare il traffico giornaliero della Via Prenestina pur di rifugiarsi nel suo piccolo paradiso, ma a distanza di pochi anni è diventato sempre più il rifugio, o meglio la tana, di extracomunitari soprattutto di Rumeni e Albanesi.
Ecco il Bronx in cui sono costretti a vivere i "borghesiani" (potete leggerlo QUI).
Giustamente i cittadini di quella zona chiedono più controllo, vorrebbero i militari a vigilare sulla loro sicurezza e come biasimarli? Ma io, sinceramente, ho un'idea più gagliarda.... perchè non facciamo costruire un ponte anche lì e adottare le stesse norme di sicurezza Veneziane?

 

C'è chi arriva con molte difficoltà e restrizioni alla fine del mese se non alla terza settimana, c'è chi lotta tra la vita e la morte perchè trovato gravemente ferito di notte per strada e i familiari per tempi burocratici non posso sapere neanche la dinamica dei fatti e capire quello che è successo, c’è chi vede scipparsi le borse al mercato o la pensione fuori agli uffici postali, c’è chi ha paura di non riuscire a trovare posto per la propria auto vicino casa perché ha paura poi di andare al portone sola e di notte… ma tutte le attenzioni che si danno alle cose “inutili”, i cittadini non le meritano?

postato da bibbi1 alle ore 12:54 | link | commenti (8)
categorie: sicurezza, articoli, degrado, formazione del pensiero
lunedì, 22 settembre 2008

C'è chi può e chi non può...loro possono

Penso che questo articolo non abbia affatto bisogno di altre parole, si commenta da solo!

Scritto da Roncone Fabrizio tratto da Il Corriere del 22/09/08

Lei è quella della foto. La foto che ha fatto il giro del mondo. Lei è quella che esulta, pugni chiusi e braccia al cielo. Arriva la notizia che la Cai si tira fuori, che la trattativa è saltata, e lei esulta. In divisa, con il foulard. Bella faccia, bel sorriso da hostess incosciente. O no? «Incosciente è il governo. Non io. Io l' ho votato, a Berlusconi, ma ora sono profondamente delusa». Arrabbiata. «Molto arrabbiata». Quindi non è stata, come ha spiegato qualche alto dirigente sindacale, una crisi di euforia dovuta solo alla stanchezza? «C' è un po' troppa gente che parla, e decide, per noi, senza sapere e senza capire. Ora le spiego perché sono ancora convinta di aver fatto bene, l' altro pomeriggio, a festeggiare il fallimento di quello schifo di trattativa». L' assistente di volo Maruska Piredda ha 32 anni, e una figlia di 11; è stata assunta in Alitalia a tempo indeterminato un anno e mezzo fa, dopo averne trascorsi otto da precaria. «Una storia, in fondo, come tante». La riassuma. «Maturità classica a Rovigo, laurea in lingue a Bologna. Poi una figlia, il padre che sparisce, e io che spedisco un po' di curriculum: Klm, Alitalia, Meridiana, Volare. Qualcuno mi risponde che non si assume un' hostess con una figlia. I figli sono un problema. Invece Alitalia mi chiama. Selezione di massa, eravamo in cinquemila. Alla fine, però, mi prendono». Come precaria. «E qui arriviamo già al cuore del problema». Continui. «Per capirci: da precaria, lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo sarei dovuta arrivare a 100 ore, ma avrei pure dovuto guadagnare di meno». Di meno quanto? «Mille euro, all' incirca».

Traduzione: lavorando 3, a volte 3,1 ore al giorno guadagnavo 2.500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo sarei dovuta arrivare a 3,3 ore ma pure guadagnare di meno.

Per dirne una, un redattore di prima nomina in un giornale di euro ne guadagna meno di 1.600 al mese e di ore ne lavora oltre 140. Traducendo: 7,12 ore al giorno. (tratto da Il Giornale)

Maruska Piredda poi si ferma, nel suo ragionamento, torna indietro: e comincia a raccontare i suoi otto anni da precaria. «Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto: ho lavorato sempre, e sempre distante da mia figlia. La portavo dai miei genitori, a Rovigo, e lì un bacio, ciao bambina, torno presto: poi di corsa a Milano, per salire sull' aereo, destinazione Miami, Mosca, mezzo pianeta. E lasciamo stare di quando mi facevano stare di base a Roma: prendevo il treno, perché ai precari nemmeno mezzo biglietto aereo agevolato, e andavo a Rovigo, stavo lì un pomeriggio, e poi di nuovo giù, a Roma, infilati la divisa, sali a bordo...». Una vita faticosa. «Diciamo che ho dato tanto a questa azienda, e non sopporto di essere trattata come un numero, un oggetto». Infatti, un anno fa, è anche diventata delegata sindacale della Fit-Cisl comparto volo. «Ma quando, l' altro pomeriggio, sono andata insieme agli altri colleghi sotto palazzo Clerici, a Milano, dove s' è tenuta la prima e ultima assemblea della Cai, avevo ben chiari gli errori commessi dal mio leader, Raffaele Bonanni». Meglio Guglielmo Epifani, che ha tenuto. «Sì, meglio. Almeno lui ha avuto la forza di dire che in una trattativa non esistono lavoratori di serie A e di serie B». No, non è pentita. «Insiste?». È che la gente si chiede: ma come, la mandano in cassa integrazione, e se ne sta lì, tutta contenta a festeggiare? «Guardi, la cassa integrazione è una tragedia, ma ben peggio sarebbe stato firmare quel contratto. Non sarei riuscita a prendere sonno la notte». Lei è un po' drastica. «No, è diverso: è che ho una dignità. Il lavoratore deve avere una dignità. E invece quelli pensavano di poter calpestare insieme, sia la dignità che le divise. Un po' troppo, non trova?». Intanto ora c' è la cassa integrazione. «Infatti mi sto guardando intorno». Sta cercando un altro lavoro? «Secondo lei, se Alitalia mi lascia a casa, io e mia figlia come mangiamo?». Prima diceva di aver votato per il Pdl. «Sì, certo. E sa cosa pensai quando, ai tempi della cordata Air France, Berlusconi intervenne dicendo: "Ma che diamine, non possiamo svendere così il Paese..."? Pensai: oh, quest' uomo avrà pure qualche difetto, ma senti come parla di noi e dell' Italia». Gli imprenditori impegnati nella Cai sono comunque stati sollecitati, se non addirittura convinti, dal premier... «È una cordatuccia. E poi, scusi: io me lo ricordo, io l' ho sentito Berlusconi mentre in campagna elettorale si riempiva la bocca di tanti bei concetti sul valore della famiglia, dei figli... e le nostre, adesso, di famiglie? E i nostri di figli?». Quasi un' ora di intervista. Per poi finire ai saluti, a dirle in bocca al lupo, non perda la fiducia, non si sa mai (e lei deve saperlo, e bene. Sugli appunti è rimasta una frase. «Un' offerta della Lufthansa? Beh, vediamo, speriamo...». Ha usato un filo di voce: come in volo, quando hai paura dei vuoti d' aria e ti dicono di non preoccuparti, di stare calmo, perché è tutto, davvero, sotto controllo)

postato da bibbi1 alle ore 14:56 | link | commenti (40)
categorie: articoli, aeroporto, alitalia, corriere della sera
venerdì, 19 settembre 2008

Mettiamoci un'altra pietra sopra

Tratto da Il Corriere del 19/09/08

MILANO - «Ho deciso di non concedere l'autorizzazione a procedere conoscendo lo spessore e la capacitá di perdono del Papa che prevale sulle offese». Ad annunciare che, per il Ministero della Giustizia, il caso-Guzzanti 'finisce qui', è il ministro della Giustizia Angelino Alfano presente a Milano ad un incontro all'Universitá Cattolica.

GLI INSULTI - «Da cittadino e cattolico -ha detto il ministro- ho ascoltato anch'io gli insulti lanciati in piazza Navona e ho provato tristezza e vergogna. (Guarda il video).Ma dopo aver sentito il parere degli uffici che concludono per la procedibilitá ho deciso comunque di non concedere l'autorizzazione a procedere -ha aggiunto il Guardasigilli- anche perchè l'accusata (Sabina Guzzanti, ndr) si è assunta le responsabilitá di quello che ha detto e perchè credo che la stagione delle riforma imponga di spegnere i fuochi e non di appiccare nuovi incendi».

DI PIETRO -  «Alfano non venda come opera di magnanimità un atto di paura» commenta Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. «È evidente - aggiunge Di Pietro - la voglia che non si parli delle ragioni per cui a piazza Navona furono presenti oltre duemila personè. Quello di Alfano è solo un maldestro tentativo di mettere una pietra sopra il vergognoso lodo Alfano che affossa il principio della legge è uguale per tutti».


La stessa pietra è stata usata anche quando quel galantuomo di Di Pietro un paio di mesi fa, in una conferenza stampa, disse che Berlusconi era un magnaccia (qui il video) ...
Una pietra sopra qui, una li, un "a va bene ma che vuoi che sia", ma è possibile che una "certa" sinistra deve sempre rimanere impunita?E poi ci credo che si sentono i padroni di poter dire e fare tutto!!!!!
Perchè se un'offesa esce dalla loro boccuccia di rosa va tutto bene e deve essere subito dimenticata, della serie "ma che vuoi che sia" "è una sciocchezuola" e se, al contrario, siamo noi gli artefici di un insulto dobbiamo automaticamente subire e anche in silenzio?
Mi dispiace ma non ci sto!!!
Sono sicura che il nostro Papa abbia già perdonato quella specie di donna e, satira o non satira, è gravissimo quello che ha detto!!!

Io non ho più parole, in questi giorni mi fa quasi ribrezzo sfogliare le pagine dei giornali, ma guarda un pò tutto lo schifo che gira in qualche modo è legata da un filo rosso.
postato da bibbi1 alle ore 17:59 | link | commenti (11)
categorie: articoli, berlusconi, corriere della sera, di pietro, lodo alfano
Google






http://www.wikio.it/

Politics blogs
Skype Me™!








http://www.wikio.it

Chi siamo

Utente: grandebugia
GRANDE BUGIA è chiaramente ispirato all’omonimo capolavoro-inchiesta di Giampaolo Pansa. Questo libro, ultimo di una serie dedicata alla storia d’Italia nascosta dall’intellighenzia comunista, ha rappresentato per me un’illuminazione. E forte è cresciuto il desiderio di approfondire i temi e gli eventi che dal dopoguerra ad oggi hanno avuto solo una interpretazione, faziosa ed ipocrita. Nel suo piccolo questo blog si propone di dare voce anche a chi non la pensa come alcuni contemporanei telepredicatori e dubita fortemente dei messaggi divulgati dalla “cultura ufficiale”.

www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra gli elementi pubblici di andreatorreglobo provvisti di tag novaurbis. Crea il tuo badge qui.



Contattaci qui
PaginaInizio.com


Archivio

oggi
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Categorie

1°maggio
2 giugno
9 maggio

aeroporto
afef
afghanistan
aggressione olandesi
air france
alemanno
alitalia
almirante
amato
ambiente
an
angeletti
anno zero
annunziata
anpi
antifascismo
antisemitismo
anziani
apostasia
appalti
appia antica
articoli
attali
ayala
azione giovani
ballarò
banche
barbara di salvo
bassolino
belpaese
berlinguer
berlusconi
bersani
bertolaso
bhutto
biascica
bindi
blog
blogger
boldrini
bologna
bonini
bonolis
boris
bossi
br
brambilla
brigitte bardot
bulow
calabresi
camelot destra ideale
camera dei deputati
camorra
campagna elettorale
cani
capezzone
carfagna
carlo panella
castro
celentano
censura
cern
cgil
chiaiano
chianelli
chicco testa
cina
circoli della libertà
circolo nova urbis
civiltà
clandestini
coglioni
colibrì
commercianti
complottisti
comunismo
comunisti
conflitto dinteressi
conti pubblici
contrada
coop
coppola
corporazioni
corriere della sera
cortina incontra
costituzione
crimini comunisti
crimini di guerra
csm
cuba
cultura
dagospia
dal molin
dalema
dalla
de benedetti
de gregori
de luca
de magistris
degrado
del turco
democratici ipocriti
destra
di pietro
diliberto
dittature comuniste
divieti
dna
dolore
eccidio di codevigo
ecologismi
economia
edgardo marani
elezioni
elezioni 2008
enel
energia
enzo tortora
eroi
estonia
eugenetica
fabio franceschini
falcone
falso in bilancio
famiglia cristiana
fannulloni
fascismo
fausto carioti
fede
feltri
festa del cinema
fiamma nirenstein
finanziamenti partiti
finanziaria
fini
fisco
foibe
fontana di trevi
formazione del pensiero
forum
forza nuova
foto
franco battaglia
franco giordano
fuksas
furio colombo
gabriele poli galan
gabriele sandri
gad lerner
gandus
gasparri
gatekeeper
gazebo
geografia
georgia
ghedini
gherardo colombo
giacalone
giancarlo perna
giannino
giappone
giordano
giordano bruno guerri
giornalai
giornalisti
giornata del ricordo
giuseppe rutini
giustizia democratica
giustizialismo
global warming
gorbaciov
governo
grande bugia
gravina
grillo
guerra civile
guerra mondiale
guglielmo giannini
gustav
guzzanti
hiroshima
hunziker
i gendarmi della memoria
i tre inverni della paura
iadicicco
ici
idv
il giornale
il sangue dei vinti
immigrati
impronte digitali
informazione
inno
intercettazioni
invidia
ipcc
iri
islam
israele
istat
istruzione
iva
kabul
kamikaze
la russa
lavoro
legality pride
legalità
lenin
liberali
liberalizzazioni
libero
libertà
libri
little boy
litvinenko
lo roques
lodo alfano
lodo schifani
los roques
lotta continua
luca telese
lucio battisti
lunità
luxuria
mafia
mafiosi
magdi allam
magistratura
malagiustizia
marcello de angelis
marcello foa
maroni
marrazzo
marzouk
mastella
matrix
matthieu ricard
meloni
mentana
messaggero
michael moore
mills
miti comunisti
mitrokhin
moderni guru
montecitorio
msi
mughini
municipale
munnezza
mussi
mussolini
nanni moretti
napoli
napolitano
nazismo
new orleans
new york times
newsweek
nicoletta gandus
no global
nucleare
ogm
olimpiadi
onorevole bocchino
ordine dei giornalisti
oriana fallaci
ossezia
padoa schioppa
paladini
pansa
pantheon
pappalardi
papponi di stato
parlamentari
parlamento
partigiani
partito della libertà
pd
pdl
pecoraro
pedofilia
pentiti
petizione on line
pigneto
pincio
pino insegno
politica
porta a porta
prezzi
primo piano
privilegi
prodi
programma
prostituzione
pulizia etnica
qualunquismo
radio globo
radio radicale
ratzinger
razza
referendum
reggiani
repubblica
resistenza
ricchi
rifondazione comunista
rignano flaminio
rom
roma
romeni
rsi
rutelli
salone del libro
salva-processi
sanremo
santoro
saviano
scalfari
scaramella
scheda elettorale
schifani
scuola
senato
sergio ramelli
sessantotto
sgarbi
sicurezza
signoraggio
sindacati
sindaci
sindaco
sinistra
socialismi e liberismi
sofri
solare
solidarietà
sondaggio
soro
speciale
sprechi italiani
stalin
stampa
stampa democratica
straordinari
striscia la notizia
suocero
tarzan alzetta
tasse
te lo do io
telecom
telekom
telese
terrorismo
testaccio
tibet
tir
tocqueville
togliatti
toilette
torino
totoministri
travaglio
trenitalia
tv della libertà
uil
università
uolterveltroni
uranio
valerio fioravanti
valori
vattimo
veltroni
verona
vespa
video
vivaro
vizi verbali
voto
wolfang kholer
xenofobia
zapatero
zingari

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Contatore

visitato *loading*volte






No alla Turchia in Europa






BlogItalia.it - La directory italiana dei blog Add to Technorati Favorites

Firefox 2

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder