La Grande Bugìa

60 anni di lavaggio del cervello e menzogne della sinistra italiana. Orgogliosamente revisionisti!
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lunedì, 29 settembre 2008

Un maiale vestito a festa, sempre un maiale rimane

Il terrorismo avrà fine solo quando tutti questi assassini, perché parliamo di assassini e no di “giustizieri”, resteranno a marcire in galera e no a pavoneggiarsi in Tv, scrivere libri o occupare posti di responsabilità.

Come si può permettere a gente che ha ucciso i sogni di una persona e della sua famiglia a dire delle eresie come queste?

Non possiamo dimenticare che i brigatisti sono stati coinvolti in fatti di sangue lucidamente e per proprio volere, quando escono di galera sul loro cedolino di rilascio c’è scritto “fine pena”, quando la pena dei figli, delle mogli, dei fratelli o dei genitori dell’assassinato  non avrà mai fine, nessuno potrà mai colmare il loro dolore.

La diversità di "compenso" tra chi uccise e chi è stato ucciso è insanabile.

 

Tratto da Il Giornale e scritto da Luca Telese il 28/09/08

 

Arrivi alla Casa del Libro pensando che la notizia sarà la contestazione di un ex brigatista. Ma non è così. A fare notizia sono le parole dell’ex brigatista, Valerio Morucci, che approfitta della presentazione del suo ultimo romanzo parabiografico (Patrie galere, Ponte alle Grazie) per parlare della sua esperienza detentiva, ma anche di libertà di espressione, di regimi più o meno totalitari, del problema di cittadinanza degli ex brigatisti. E quindi, nel pieno di un dibattito a tre, introdotto dal direttore di Liberazione Piero Sansonetti e intervistato-presentato da una giornalista come Federica Sciarelli, la conduttrice di Chi l’ha visto?, Morucci cesella due affermazioni che sicuramente non passeranno inosservate. La prima prende spunto dalla contestazione del presidente dell’associazione delle vittime Domus Civitas, Bruno Berardi: «La contestazione della libertà di espressione non può avvenire in una democrazia, ma solo negli Stati etici, nei regimi totalitari. Purtroppo in questi tempi, e sono state le cariche più importanti della Repubblica, da molte voci è arrivata questa posizione: “Tu non puoi parlare”. Io lo considero un anticipo di Stato totalitario». Il riferimento, nemmeno tanto velato, alle cariche della Repubblica è ovviamente per il presidente Giorgio Napolitano, che si è espresso pubblicamente sull’opportunità del silenzio per chi si è macchiato di reati di sangue. Ma Morucci si spinge più in là, e, con il gusto della provocazione che gli è proprio, si diverte a giocare con il paradosso: «Queste provocazioni continue, questa messa in discussione dei diritti civili più elementari, mi inquieta. Mi fa pensare non tanto al regime fascista, perché nel 1922, soprattutto grazie al ministro Bottai, c’era un regime che garantiva una grandissima libertà di espressione. A me sembra, invece, che con la morale repressiva e autoritaria di chi vuole negare a qualcuno il diritto di parola, ci avviciniamo molto di più al 1984 di Orwell».
La cronaca della serata, dunque, spiazza. La contestazione annunciata che dà spunto alla riflessione amara di Morucci è in realtà molto civile e molto dimessa. Berardi, che aveva annunciato una sorta di sit-in con i familiari delle vittime della strage di via Fani, arriva in realtà davanti alla sede della Casa del Libro, dove si teneva la presentazione, accompagnato soltanto da un portavoce. È arrabbiato, ma prima ancora che con Morucci, con l’amministrazione comunale e con le istituzioni: «Questo signore è stato il carceriere di Aldo Moro, non è possibile che faccia soldi con la memoria delle vittime. Ma soprattutto non è possibile che presenti le sue opere in una sala comunale, in uno spazio messo a disposizione dalle istituzioni. A noi, familiari di chi è caduto negli anni di piombo, spesso hanno negato delle sale per presentare dei libri che parlavano delle nostre storie». Berardi più parla, più si infervora: «Avete capito? Io non osteggio tanto chi presenta il libro, ma soprattutto il Comune che gli mette a disposizione lo spazio. Ne faccio un discorso di principio, noi vittime siamo dimenticate, ce ne stiamo chiuse in un recinto come le pecore, mentre loro, gli ex assassini, se ne vanno in giro come i lupi». Questa sorta di conferenza stampa volante si trasforma in una sorta di botta e risposta in diretta, perché, più o meno a metà del discorso di Berardi, dalla sala esce Federico Scanni, dirigente dell’associazione Ciak ’84, organizzatrice della rassegna che ospitava la presentazione di Patrie galere. L’associazione, tradizionalmente progressista, e di sinistra, finisce per prendere le difese del sindaco Alemanno: «Guardi, Berardi, in questo evento il Comune non c’entra nulla, e non ci mette bocca. Perché è organizzato dentro gli spazi della Casa della Cultura, ma con una nostra piena autonomia artistica e culturale. Quindi, nel caso, se la deve prendere con noi». Il portavoce di Berardi, a questo punto, quasi si arrabbia: «Ma scusi, loro l’elenco dei relatori ce l’avevano? E allora, i casi sono due. O non hanno visto il nome di Morucci, oppure hanno sbagliato a non intervenire. Ripeto: noi poniamo un problema di metodo».

Dentro, intanto, con una sala piena, il dibattito va avanti. Sansonetti sostiene che nel libro si capisce che «la cultura della penna sostituisce la certezza del diritto», mentre la Sciarelli, con piglio da intervistatrice navigata, pone a Morucci le domande che senza saperlo Berardi gli sta rivolgendo fuori: «C’è chi le chiede, che diritto ha un ex brigatista a fare soldi?». Morucci sospira, fa una pausa. «Primo, se non sei Bruno Vespa, soldi con i libri non ne fai. Secondo, qui entriamo nel diritto e nella libertà di espressione. E credo che questo discorso degli ex brigatisti che non possono scrivere, sia molto pericoloso. Perché finisce per negare il diritto di chi i libri li compra, e di chi i libri li vuole leggere». Poi, l’ex telefonista del caso Moro aggiunge: «Se poi in questi libri, venissero scritte cose indegne o infami, sarebbe giusto che ci fosse una reazione. Ma la censura a priori, quella no, quella non si può fare», risponde a Berardi. Ma parla anche, e soprattutto, a Napolitano e a chi ha condiviso la sua denuncia.

 

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domenica, 28 settembre 2008

C'è chi ha avuto bisogno anche di meno tempo

A costo di farmi ghettizzare come monotona e ripetitiva ma questo post lo dovevo fare...
Non dirò nulla perchè già tempo fa avevo espresso il mio pensiero in merito e poi scusate è sufficiente mettere a confronto queste due dichiarazioni...
Grazie signora Santanchè, lei neanche lo sa, ma è la mia rivincita!

Dal Corriere del 28/09/08

MILANO - Daniela Santanchè si dimette da portavoce de «La Destra», insieme con una cinquantina di dirigenti nazionali, regionali e provinciali del partito che stanno lasciando i loro incarichi in queste ore. Il segretario nazionale Francesco Storace in mattinata, riferendosi alle dichiarazioni della Santanchè sulle sue intenzioni di lasciare il partito, aveva detto: «È diventata una rubrica fissa di "Libero". Me ne vado, non me ne vado... Ha scambiato La Destra per una margherita. Faccia quello che vuole, ma ce lo faccia sapere».

«COLLABORARE CON IL PDL» - «Proprio per non far la fine de La Margherita - è la replica della Santanchè - mi dimetto da portavoce nazionale e ritiro la mia mozione che, come è noto, propone di aprire il partito a collaborazioni con il Pdl, proprio come abbiamo fatto a Trento, per le prossime elezioni, con Marco Zenati, uno dei firmatari della mia mozione». La Santanchè ritiene che «per non rimanere confinato in un'area di estremismo extra parlamentare di vago nostalgismo» il partito dovrebbe «stringere alleanza e collaborare responsabilmente con la coalizione di centrodestra» al governo. Fra i suoi obiettivi «combattere senza indulgenza ogni forma di razzismo e di violenza», «provare a recuperare alla democrazia quei giovani che ancora oggi si radunano sotto le bandiere di un sedicente e lugubre nazifascismo invece di giustificarli con argomenti più o meno ambigui» e seguire «il cammino delle riforme che l'attuale governo sta portando avanti nell'interesse del nostro Paese».

... quando solo 5 mesi fa ...

Dal Corriere del 11/04/08

ROMA - «Sarei pronta a farmi uccidere pur di portare avanti La Destra e la Fiamma Tricolore». Così la candidata premier, Daniela Santanchè, dal palco allestito in piazza della Rotonda a Roma, in occasione dell'ultimo comizio elettorale di partito. «Noi siamo quelli che non si vergognano del nostro passato - ha detto ancora alla folla presente la Santanchè - siamo quelli che il 'male assoluto' è solo il diavolo e siamo quelli che non dobbiamo chiedere scusa a nessuno. Noi siamo quel partito incazzato con la bava alla bocca. Siamo quelli che non guardiamo in faccia a nessuno, che siamo stati vicini a quel ragazzo (Quattrocchi, ndr) che ha detto 'vi faccio vedere come muore un italiano'. Siamo quelli che non abbiamo votato l'indulto, e non siamo moderati perchè a voler essere moderati a tutti i costi alla fine si diventa modesti».

NON VI TRADIRO'- «In Parlamento non vi tradirò perchè so che cosa vuol dire essere traditi - ha continuato Santanchè dal palco di piazza della Rotonda - sono orgogliosa di essere qui con voi, voi siete i ragazzi del fare e quelli che da sempre si preoccupano del diritto alla casa con il mutuo sociale». Poi ha attaccato Veltroni: «Dovete trovare il coraggio di chiudere con la stagione di Veltroni che dopo essere stato sindaco di Roma aveva detto che sarebbe andato in Africa, invece l'Africa l'ha portata qui». Santanchè si è detta poi certa che con Storace e Buontempo il Comune e la Provincia di Roma cambierebbero volto. «Su questo palco - ha continuato la candidata premier del partito - c'è l'unico uomo (Storace, ndr) che ha saputo battere la sinistra, il primo uomo di destra alla regione». La candidata premier della Destra dice alla folla, tanti anche i giovani, di «non promettere il posto fisso ai ragazzi, nè le pensioni agli anziani». «Noi non abbiamo soldi da darvi - ha osservato - abbiamo solo la nostra fede, il nostro credo. Vogliamo ridare l'Italia agli italiani. Dio, la patria e la famiglia, devono essere le parole scolpite nel nostro cuore». Daniela Santanchè ha dunque concluso il comizio gridando «viva l'Italia, viva La Destra», mentre i militanti hanno acceso torce da stadio sulle note dell'Inno a Roma'del 1936. In tailleur nero e tacchi a spillo rossi, Santanchè ha dunque lasciato piazza della Rotonda con la bandiera dell'Italia avvolta intorno al collo, seguita dal figlio e dalla candidata per La Destra Paola Ferrari.


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giovedì, 25 settembre 2008

Vorrei essere un ponte, anzi "il ponte"

Tanti anni fa la Borghesiana, un quartiere a soli 4 Km dalla caoticità capitolina, era una piccola oasi. Chi aveva comprato casa lì, aveva deciso di affrontare il traffico giornaliero della Via Prenestina pur di rifugiarsi nel suo piccolo paradiso, ma a distanza di pochi anni è diventato sempre più il rifugio, o meglio la tana, di extracomunitari soprattutto di Rumeni e Albanesi.
Ecco il Bronx in cui sono costretti a vivere i "borghesiani" (potete leggerlo QUI).
Giustamente i cittadini di quella zona chiedono più controllo, vorrebbero i militari a vigilare sulla loro sicurezza e come biasimarli? Ma io, sinceramente, ho un'idea più gagliarda.... perchè non facciamo costruire un ponte anche lì e adottare le stesse norme di sicurezza Veneziane?

 

C'è chi arriva con molte difficoltà e restrizioni alla fine del mese se non alla terza settimana, c'è chi lotta tra la vita e la morte perchè trovato gravemente ferito di notte per strada e i familiari per tempi burocratici non posso sapere neanche la dinamica dei fatti e capire quello che è successo, c’è chi vede scipparsi le borse al mercato o la pensione fuori agli uffici postali, c’è chi ha paura di non riuscire a trovare posto per la propria auto vicino casa perché ha paura poi di andare al portone sola e di notte… ma tutte le attenzioni che si danno alle cose “inutili”, i cittadini non le meritano?

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lunedì, 22 settembre 2008

C'è chi può e chi non può...loro possono

Penso che questo articolo non abbia affatto bisogno di altre parole, si commenta da solo!

Scritto da Roncone Fabrizio tratto da Il Corriere del 22/09/08

Lei è quella della foto. La foto che ha fatto il giro del mondo. Lei è quella che esulta, pugni chiusi e braccia al cielo. Arriva la notizia che la Cai si tira fuori, che la trattativa è saltata, e lei esulta. In divisa, con il foulard. Bella faccia, bel sorriso da hostess incosciente. O no? «Incosciente è il governo. Non io. Io l' ho votato, a Berlusconi, ma ora sono profondamente delusa». Arrabbiata. «Molto arrabbiata». Quindi non è stata, come ha spiegato qualche alto dirigente sindacale, una crisi di euforia dovuta solo alla stanchezza? «C' è un po' troppa gente che parla, e decide, per noi, senza sapere e senza capire. Ora le spiego perché sono ancora convinta di aver fatto bene, l' altro pomeriggio, a festeggiare il fallimento di quello schifo di trattativa». L' assistente di volo Maruska Piredda ha 32 anni, e una figlia di 11; è stata assunta in Alitalia a tempo indeterminato un anno e mezzo fa, dopo averne trascorsi otto da precaria. «Una storia, in fondo, come tante». La riassuma. «Maturità classica a Rovigo, laurea in lingue a Bologna. Poi una figlia, il padre che sparisce, e io che spedisco un po' di curriculum: Klm, Alitalia, Meridiana, Volare. Qualcuno mi risponde che non si assume un' hostess con una figlia. I figli sono un problema. Invece Alitalia mi chiama. Selezione di massa, eravamo in cinquemila. Alla fine, però, mi prendono». Come precaria. «E qui arriviamo già al cuore del problema». Continui. «Per capirci: da precaria, lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo sarei dovuta arrivare a 100 ore, ma avrei pure dovuto guadagnare di meno». Di meno quanto? «Mille euro, all' incirca».

Traduzione: lavorando 3, a volte 3,1 ore al giorno guadagnavo 2.500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo sarei dovuta arrivare a 3,3 ore ma pure guadagnare di meno.

Per dirne una, un redattore di prima nomina in un giornale di euro ne guadagna meno di 1.600 al mese e di ore ne lavora oltre 140. Traducendo: 7,12 ore al giorno. (tratto da Il Giornale)

Maruska Piredda poi si ferma, nel suo ragionamento, torna indietro: e comincia a raccontare i suoi otto anni da precaria. «Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto: ho lavorato sempre, e sempre distante da mia figlia. La portavo dai miei genitori, a Rovigo, e lì un bacio, ciao bambina, torno presto: poi di corsa a Milano, per salire sull' aereo, destinazione Miami, Mosca, mezzo pianeta. E lasciamo stare di quando mi facevano stare di base a Roma: prendevo il treno, perché ai precari nemmeno mezzo biglietto aereo agevolato, e andavo a Rovigo, stavo lì un pomeriggio, e poi di nuovo giù, a Roma, infilati la divisa, sali a bordo...». Una vita faticosa. «Diciamo che ho dato tanto a questa azienda, e non sopporto di essere trattata come un numero, un oggetto». Infatti, un anno fa, è anche diventata delegata sindacale della Fit-Cisl comparto volo. «Ma quando, l' altro pomeriggio, sono andata insieme agli altri colleghi sotto palazzo Clerici, a Milano, dove s' è tenuta la prima e ultima assemblea della Cai, avevo ben chiari gli errori commessi dal mio leader, Raffaele Bonanni». Meglio Guglielmo Epifani, che ha tenuto. «Sì, meglio. Almeno lui ha avuto la forza di dire che in una trattativa non esistono lavoratori di serie A e di serie B». No, non è pentita. «Insiste?». È che la gente si chiede: ma come, la mandano in cassa integrazione, e se ne sta lì, tutta contenta a festeggiare? «Guardi, la cassa integrazione è una tragedia, ma ben peggio sarebbe stato firmare quel contratto. Non sarei riuscita a prendere sonno la notte». Lei è un po' drastica. «No, è diverso: è che ho una dignità. Il lavoratore deve avere una dignità. E invece quelli pensavano di poter calpestare insieme, sia la dignità che le divise. Un po' troppo, non trova?». Intanto ora c' è la cassa integrazione. «Infatti mi sto guardando intorno». Sta cercando un altro lavoro? «Secondo lei, se Alitalia mi lascia a casa, io e mia figlia come mangiamo?». Prima diceva di aver votato per il Pdl. «Sì, certo. E sa cosa pensai quando, ai tempi della cordata Air France, Berlusconi intervenne dicendo: "Ma che diamine, non possiamo svendere così il Paese..."? Pensai: oh, quest' uomo avrà pure qualche difetto, ma senti come parla di noi e dell' Italia». Gli imprenditori impegnati nella Cai sono comunque stati sollecitati, se non addirittura convinti, dal premier... «È una cordatuccia. E poi, scusi: io me lo ricordo, io l' ho sentito Berlusconi mentre in campagna elettorale si riempiva la bocca di tanti bei concetti sul valore della famiglia, dei figli... e le nostre, adesso, di famiglie? E i nostri di figli?». Quasi un' ora di intervista. Per poi finire ai saluti, a dirle in bocca al lupo, non perda la fiducia, non si sa mai (e lei deve saperlo, e bene. Sugli appunti è rimasta una frase. «Un' offerta della Lufthansa? Beh, vediamo, speriamo...». Ha usato un filo di voce: come in volo, quando hai paura dei vuoti d' aria e ti dicono di non preoccuparti, di stare calmo, perché è tutto, davvero, sotto controllo)

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categorie: articoli, aeroporto, alitalia, corriere della sera
lunedì, 22 settembre 2008

Quei bravi ragazzi, mica come noi...

"Non vogliamo violenza, ma solo giustizia perchè il nostro sangue -dice un amico della vittima, anche lui della seconda generazione di immigrati- è uguale a quello dei bianchi". Parole sante, dette da un amico del ragazzo - Abba - ucciso qualche giorno fa con una sprangata sulla testa che gli è stata fatale. Oserei aggiungere che in Italia, chi ruba rischia questo genere di reazione a prescindere dal colore della pelle: ma quando si tratta di avere un'occasione per far baldoria, allora ben venga il caso di Abba e scarichiamo tutto l'odio che abbiamo nei confronti di polizia, del governo in carica e delle istituzioni in generale. Creiamo tensione, agitiamoci... questa è democrazia in Italia.
C'è da augurarsi che le indagini procedano a passo spedito nel caso, e paghi chi deve pagare. Paghino gli assassini ma paghino anche i malfattori che hanno scatenato la reazione. Paghino quelli che hanno sfondato gran parte delle auto parcheggiate e paghi chi ha sfondato le vetrine dei negozi.

Neppure i No Global vogliono violenza a Colonia, dove si stava organizzando una manifestazione contro l'islamizzazione della città e dell'Europa in senso più ampio. Loro - i no global - hanno democraticamente deciso che la manifestazione si doveva soffocare con una contro-manifestazione da cui stava scaturendo violenza allo stato puro, al punto che le forze dell'ordine hanno revocato l'autorizzazione per gli imminenti incidenti che si sarebbero innescati di li a breve.
"A Piazza Roncalli ci sono stati i primi scontri tra polizia e gruppetti di autonomi e di black bloc che contestavano l'iniziativa xenofoba da posizioni estreme. Alcuni giovani hanno tentato di rubare la pistola d'ordinanza a un agente, la polizia ha subito reagito. Gruppi di estremisti hanno puntato su Heumarkt, la piazza del mercato luogo previsto del raduno di destra. La piazza già era bloccata da cordoni di dimostranti pacifici, gli autonomi hanno attaccato la polizia che ha reagito. Decisa ma senza esagerare, senza andare all'escalation. Manganelli e cariche a cavallo per contrattaccare, ma niente lacrimogeni né pestaggi. Intanto la piazza restava chiusa, solo pochissimi militanti di destra riuscivano ad arrivarci. E la tensione in strada restava alta. A quel punto è giunta la decisione di vietare il raduno. E all'euroultradestra non è restato che cercare la strada verso la stazione centrale o l'aeroporto."
Voi direte, è Il Giornale o Libero ? No, La Repubblica...
Ecco la democrazia di chi impone il silenzio, e noi dovremmo commuoverci di fronte alle parole del Ministro Alfano che si rifiuta di procedere nei confronti della sboccata Guzzanti...

E ancora: a Castel Volturno c'è stata la rivolta degli extra-comunitari in  risposta agli omicidi di camorra dei giorni scorsi nei confronti di alcuni loro connazionali. Se per ogni Italiano ucciso dalla camorra ci fosse stato un moto del genere da parte dei cittadini, oltre a non esserci più la camorra, non ci sarebbero neanche le città e le auto. Non ci stanno ad esser definiti spacciatori, evidentemente preferiscono esser definiti "spaccatori". Espatrio per loro ... subito.
Questa democrazia mi piace sempre meno... è schizofrenia di massa, escalation di degenerazione in nome di una loro libertà che costantemente invade la nostra. Tutto è lecito per i criminali: hanno dalla loro le attenuanti ed i movimenti facinorosi per la "pace", mentre il bravo cittadino deve sempre temere per l'incolumità propria e del suo lavoro.
In questa democrazia passa il messaggio che chi ruba biscotti diventa un simbolo, un untouchable.
Caliamo il drappo nero come i docenti indecenti: sono morti i diritti costituzionali della gente onesta.
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venerdì, 19 settembre 2008

Mettiamoci un'altra pietra sopra

Tratto da Il Corriere del 19/09/08

MILANO - «Ho deciso di non concedere l'autorizzazione a procedere conoscendo lo spessore e la capacitá di perdono del Papa che prevale sulle offese». Ad annunciare che, per il Ministero della Giustizia, il caso-Guzzanti 'finisce qui', è il ministro della Giustizia Angelino Alfano presente a Milano ad un incontro all'Universitá Cattolica.

GLI INSULTI - «Da cittadino e cattolico -ha detto il ministro- ho ascoltato anch'io gli insulti lanciati in piazza Navona e ho provato tristezza e vergogna. (Guarda il video).Ma dopo aver sentito il parere degli uffici che concludono per la procedibilitá ho deciso comunque di non concedere l'autorizzazione a procedere -ha aggiunto il Guardasigilli- anche perchè l'accusata (Sabina Guzzanti, ndr) si è assunta le responsabilitá di quello che ha detto e perchè credo che la stagione delle riforma imponga di spegnere i fuochi e non di appiccare nuovi incendi».

DI PIETRO -  «Alfano non venda come opera di magnanimità un atto di paura» commenta Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. «È evidente - aggiunge Di Pietro - la voglia che non si parli delle ragioni per cui a piazza Navona furono presenti oltre duemila personè. Quello di Alfano è solo un maldestro tentativo di mettere una pietra sopra il vergognoso lodo Alfano che affossa il principio della legge è uguale per tutti».


La stessa pietra è stata usata anche quando quel galantuomo di Di Pietro un paio di mesi fa, in una conferenza stampa, disse che Berlusconi era un magnaccia (qui il video) ...
Una pietra sopra qui, una li, un "a va bene ma che vuoi che sia", ma è possibile che una "certa" sinistra deve sempre rimanere impunita?E poi ci credo che si sentono i padroni di poter dire e fare tutto!!!!!
Perchè se un'offesa esce dalla loro boccuccia di rosa va tutto bene e deve essere subito dimenticata, della serie "ma che vuoi che sia" "è una sciocchezuola" e se, al contrario, siamo noi gli artefici di un insulto dobbiamo automaticamente subire e anche in silenzio?
Mi dispiace ma non ci sto!!!
Sono sicura che il nostro Papa abbia già perdonato quella specie di donna e, satira o non satira, è gravissimo quello che ha detto!!!

Io non ho più parole, in questi giorni mi fa quasi ribrezzo sfogliare le pagine dei giornali, ma guarda un pò tutto lo schifo che gira in qualche modo è legata da un filo rosso.
postato da bibbi1 alle ore 17:59 | link | commenti (11)
categorie: articoli, berlusconi, corriere della sera, di pietro, lodo alfano
venerdì, 19 settembre 2008

Alimagna

Non c'è poi molto da stupirsi se è andata come è andata: è la storia degli italiani che racconta il loro autolesionismo. C'è chi si sforza di imprimere una svolta al senso di marcia, ma è difficile svoltare a questa velocità senza il rischio di ribaltamento.
E per l'Alitalia il ribaltamento c'è stato.

Ora si cerca, come al solito, di creare la solita cortina fumogena per annebbiare gli occhi di chi ha assistito all'incidente, e troviamo Fassino che, in qualità di degno rappresentante del partito più perdente d'Italia, intima il Ministro Sacconi nel riunire ad oltranza i tavoli delle trattative. Ma trattative con chi ? L'unica controparte disposta a prendere il pacco bomba ha ritirato l'offerta nel completo ed impazzito giubilo di coloro che da qui ad una settimana rimaranno attaccati - penzolanti - alla mammella dello Stato. Qualcuno dica a Fassino che la trattativa, di qualsiasi natura, va fatta in due; o forse dovrebbe essere lui che dovrebbe aprire un tavolo delle trattative tra le corporazioni ed il PD, visto che non mi sembra abbiano capito molto bene lo sviluppo della vicenda.
Abbiamo Fabio Berti, rappresentanti dell'ANPAC, che a Porta a Porta non fa altro che cadere dalle nuvole dichiarandosi ignaro delle trattative sin qui portate avanti tra i sindacati e la CAI (ma lui dov'era ??). Ora, in relazione alle accuse di Berlusconi sulla responsabilità dei rappresentanti dei piloti, il bel Berti chiede un incontro col Premier per raccontargli del tradimento di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Se, ad oggi, fossi io il Presidente del Consiglio, accetterei la richiesta di incontro se non altro per domandare al bel pilota da 150.000 € l'anno al netto dei bonus in base a quali criteri allora contestano il contratto ed il piano industriale proposti dalla CAI, se per sua stessa ammissione non ne conosce i termini vista la sua estromissione da parte dei compagni maggiori. Eppure si lamentano dei tagli di stipendio, dei tagli di personale, dei tagli dei voli, e dei tagli delle linee. Oggi si lamentano pure del taglio della trattativa però...

Messa sotto scacco, la Cgil di Epifani trova la terza via per sfuggire alle accuse rivoltegli dai compagni. Ribadisce di aver siglato l'accordo quadro, ma nel dettaglio è prigioniero della volontà degli autonomi che rifiutano le condizioni sul tavolo. Botte piena e moglie ubriaca insomma... Non è bastato neanche l'ultimo sforzo di Cai verso i lavoratori: 7% dell'utile al netto delle tasse dopo i primi 2 anni di gestione. E ieri sentivo parlare di una busta paga povera da 1.300 € al mese + incentivi... quindi le commesse che lavorano a 600-900 € al mese sono accattone ?!?
La volontà di mandare all'aria ciò che Berlusconi disse in campagna elettorale è stata irresistibile ed ha reso folli gli animi. La discontinuità imminente con ciò che un tempo rappresentava un impiego in Alitalia (statale !) ha reso folli gli animi, ma alla fine ha prevalso l'istinto di autoconservazione che, a breve, diverrà autocommiserazione.
Proprio come nella giungla, dove l'alligatore divora il figlio e piange. Ma questo - signori e signore - è quello che non avete ben assimilato. Alitalia non è e non sarà mai più la mammella materna da cui succhiare avidamente: c'è il mercato, c'è la normativa da rispettare e soprattutto c'è un privato (se ancora c'è o se ci sarà di nuovo) che, in ogni caso, si prenderà cura di voi. Altro che Air France...
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categorie: sindacati, alitalia, air france
giovedì, 18 settembre 2008

Svelato l'arcano Meloni

Ecco accontentato il vasto pubblico di "sinistra" che aspettava con tanta ansia, come se fossero le risposte delle analisi di una malattia rara,  le parole di Giorgia Meloni in risposta alle affermazioni di Gianfranco Fini.
Questa è solo un'anticipazione tratta da Il Giornale del 17/09/08, appena la lettera verrà pubblicata per intero sul sito di Azione Giovani, sarà mia premura aggiungerla qui di seguito.

Roma - "Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia. Siamo quelli che ogni giorno consumano i migliori anni della propria gioventù per difendere questi valori, al punto che se oggi qualcuno si mettesse in testa di reprimerli - come avviene in Cina, a Cuba o in altre parti del mondo - noi li difenderemmo con la vita. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo. Non ne posso più di parlare di fascismo e antifascismo, e non intendo farlo ancora. Voglio fare altro, occuparmi di questo presente e di questo futuro".


Dal sito di  Azione Giovani

Carissimi,

credo che a nessuno di voi sia sfuggito il tentativo di strumentalizzazione messo in atto sulla antica diatriba fascismo-antifascismo ai danni di Azione giovani, anche per qualche nostra ingenuità.
Ero convinta che il comportamento di migliaia di ragazzi nell’incontro con il presidente Fini ad Atreju avesse rivelato alla politica e al mondo dell’informazione qualcosa di più del nostro modo di essere e di pensare. Così non è stato. Così non si è voluto che fosse.
Ritengo dunque opportuno intervenire, anche per non essere ingiustamente attaccati in nome di cose né dette né pensate.
Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia.
Siamo quelli che ogni giorno consumano i migliori anni della propria gioventù per difendere questi valori, al punto che se oggi qualcuno si mettesse in testa di reprimerli – come avviene in Cina, a Cuba o in altre parti del mondo – noi li difenderemmo con la vita. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo.
Certo, c'è stato anche un antifascismo "militante" in nome del quale sono stati uccisi presunti fascisti e anche antifascisti, sono stati infoibati vecchi, donne e bambini, sono stati eliminati ragazzi di sedici anni che avevano come unica colpa quella di far parte della nostra organizzazione. Certo, ancora oggi, in nome dell’antifascismo "militante" ad alcuni di noi viene impedito di andare a scuola, all’università, al cinema.
Si tratta della mia obiezione ed è la stessa di Gianfranco Fini che, ad Atreju, ha operato questa distinzione, parlando di un antifascismo democratico e uno non democratico, ovvero di una parte di questo fenomeno nei cui valori ci riconosciamo e di un'altra parte le cui gesta sono distanti anni luce dai principi nei quali crediamo (e nei quali dovrebbe credere anche l'altro antifascismo). Noi rifiutiamo ogni forma di violenza, oppressione e intolleranza.
Gianfranco Fini ha operato questa distinzione senza soffermarcisi perché voleva che il suo giudizio sul fascismo fosse chiaro, netto, definitivo. Sapeva che molti di noi sarebbero stati feriti da questo atteggiamento, ma non ha voluto blandirci come fossimo ragazzini inconsapevoli. Sapeva di avere davanti gente piena di dignità, giovane e matura nello stesso tempo. Ed è quello che siamo.
E allora guai a offrire pretesti a una sinistra terrorizzata dall'impossibilità di utilizzare ancora contro di noi quella carta jolly rappresentata dall'accusa di fascismo. Guai a farci mettere ancora sotto accusa da chi, per storia, ha decisamente poche lezioni da offrire. Così da poter essere finalmente noi a chiedere conto del perché, ancora oggi, non una parola di solidarietà venga spesa dai sedicenti democratici quando i ragazzi di Ag vengono aggrediti o le loro sedi date alle fiamme.
E adesso, per favore, basta.
Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo. Mi rivolgo a tutti, dentro e fuori da Azione Giovani, dentro e fuori da An, dal Pdl, da Montecitorio, dalla politica italiana intera. Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni ’80 e ’90, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono. Ragazzi, stiamo vincendo e questo non va giù a una sinistra sempre più priva di risposte concrete e suggestioni efficaci. Che ha completamente perso il contatto con la nostra generazione e ora cerca di costringerci all’interno di una galera civile per evitare che il nostro amore possa continuare a contagiare altri giovani italiani.
Non ne posso più di parlare di fascismo e antifascismo, e non intendo farlo ancora. Voglio fare altro, occuparmi di questo presente e di questo futuro. Come ognuno di voi, voglio fare politica nell’Italia di oggi, per dare una speranza all’Italia di domani.
Tutto il resto è noia.

                                                       Giorgia Meloni

postato da bibbi1 alle ore 08:15 | link | commenti (15)
categorie: articoli, antifascismo, valori, fascismo, fini, an , meloni
mercoledì, 17 settembre 2008

Ecce homo

Il capo del Sindacato di Polizia Municipale di Roma, in un simpatico comunicato in perfetto stile steril-propagandistico, chiede al Sindaco di Roma in base a quali parametri bisognerà giudicare la giusta lunghezza di una minigonna indossata da una signorina per strada. Quindi - da parte nostra - certi che il signore in questione non abbia mai visto una prostituta, postiamo qui di fianco una fotografia di riferimento, sperando che si riesca a cogliere la differenza tra un culo nudo ed una minigonna. Mi chiedo se sia talmente tollerante e libertino da poter consentire anche alla figlia - qualora la avesse - di andare in giro così conciata. Non credo... quindi la differenza c'è e si vede.

Sono anni che l'italiano fa finta di commuoversi davanti alla televisione, guardando quei bei programmini strappalacrime mentre seguono la storia di questa o quella ragazza prelevata con la forza, bastonata, stuprata e costretta ad andare per strada a vendersi dietro la minaccia di rivalsa nei confronti suoi o della famiglia. Siamo tutti pronti ad aiutarla quella poveretta... come ?!? Semplice, non facendo assolutamente nulla contro la riduzione in schiavitù, anzi, la foraggiamo perchè pretendiamo che vengano lasciate in strada, e pretendiamo che chi se le tromba, aiutando coloro che le vendono, vengano lasciati in pace:
"Su via Salaria e viale Togliatti, strade periferiche di Roma, anche oggi molte ragazze straniere erano "al lavoro" nonostante le multe e la penuria di clienti, fuggiti dal d-day anti meretricio. "Tanto le multe non le paghiamo", ha commentato più di una disincantata e discinta. Un cliente, uno dei pochi colto in flagrante mentre abbordava un trans, quasi incredulo ai vigili ha urlato: "E' proibito? Ma è una trasgressione innocua, non voterò più Alemanno". (da Repubblica.it) Una trasgressione innocua...
La prostituzione, si sa, è uno dei mestieri più antichi, e molte ragazze lo fanno in maniera consensiente e coscente. E' un mestiere, si diceva, e come tale va trattato. Immagino quindi che le prostitute saranno disponibili a pagare le dovute tasse sul loro lavoro...Ma la differenza con la riduzione in schiavitù è palese, e solo chi è totalmente deficente o, peggio ancora, connivente non riesce a carpirla.
Cosa hanno fatto i precedenti governanti per arginare il fenomeno della riduzione in schiavitù ? NULLA
Cosa fa l'attuale amministrazione per render la vita difficile a chi vive sul corpo altrui ? MOLTO, e non abbastanza. Chi rende difficile la vita all'attuale amministrazione ? Chi dovrebbe farla rispettare.

Ecco chi è l'Homo popularis, quello che chiagne e fotte, quello che è ancora talmente preoccupato del ritorno del fascismo che non vede la reale psicosi anti-fascista che si sta instaurando nella testa di molti.
E la cosa più preoccupante non è quel 38% di persone che non la pensa come Fini, bensì quelle persone che cadono nel tranello e danno priorità alla recitazione di un Mea Culpa che non ha senso a più di 70 anni di distanza dal regime.
Ai problemi vanno date delle soluzioni: da una parte abbiamo uno schieramento che propone e legifera, mentre dall'altra abbiamo ideologia retrò e sterilità di idee e contenuti.
Alemanno è sulla giusta strada anche al netto di quell'individuo che non lo voterà più...

postato da Ciceruacchio74 alle ore 11:28 | link | commenti (8)
categorie: antifascismo, destra, fini, prostituzione, alemanno
mercoledì, 17 settembre 2008

Io sto con Iadicicco

Lettera aperta ad ogni Italiano
Rilfessioni sull'anti-fascismo


Carissimo,
non ti scrivo per riaprire il dibattito sul ventennio fascista, non credo infatti che questa debba essere la mia prima preoccupazione di eletto nelle istituzioni e di
dirigente politico. Penso piuttosto che sia materia per gli storici e, da questo punto di vista, mi riconosco appieno nelle posizioni di Renzo De Felice e Gianpaolo Pansa. Penso anche che sia materia sulla quale, giustamente, si interrogano le più alte cariche istituzionali, che in questo modo cercano di portare a compimento il difficile processo di pacificazione nazionale. Ti scrivo invece a proposito del dibattito sulla necessità o meno di dirsi anti-fascisti, per condividere con te alcune riflessioni.


Circa due anni fa, non nel 1943, il più importante sito della rete antifascista italiana, Indymedia, pubblicò un articolo di commento a una iniziativa di Azione giovani di Roma e ritenne utile mettere vicino al mio nome anche il mio indirizzo di casa, con l'evidente intento di puntare l'indice contro di me e di indicarmi come bersaglio da colpire. Ho pensato: “Come potrei aderire alla cerchia dei miei aguzzini? Come potrei dichiararmi antifascista?”. Ma sono andato oltre per non farne una questione personale.


Mi sono ricordato poi che negli ultimi 5 anni, non nel 1943, almeno per una ventina di volte le nostre sedi sono state bersaglio di assalti, devastazioni, attentati incendiari, da parte di personaggi che si vantavano di essere antifascisti. Mi ci vedi a tirare le bombe molotov contro una sede di partito? Addirittura contro una sede del mio partito? Mi sono detto no, non posso essere antifascista. Poi riflettendo ho fatto autocritica e ho pensato che magari sono troppo legato a questa idea delle sedi quelle che una volta si chiamavano "sezioni". Allora sono andato avanti.


Mi sono ricordato, però, che negli ultimi cinque anni, non nel 1943, i ragazzi di Ag in tutta Italia hanno subito numerose aggressioni nel nome dell'antifascismo, aggressioni verbali e fisiche, bastonate, sprangate per capirci. Ti sembra possibile che il presidente di Azione giovani a Roma si aggiri per la sua città a sprangare i propri ragazzi? “No, non posso proprio essere antifascista”, ho pensato ancora fra me e me. Poi per non lasciare nulla di intentato ho detto magari sono troppo sentimentale, così legato a questi ragazzi con i quali condivido un percorso umano prima che politico.


Sono andato un po' indietro nel tempo fra gli anni Settanta e Ottanta, comunque non nel 1943, e mi è venuto alla mente che alcune decine di ragazzi come me, che facevano quello che faccio io oggi, sono stati uccisi dall'odio degli antifascisti e francamente a quel punto sono crollato.


Ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo.


A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell’antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti.


Federico Iadicicco

(Presidente Azione Giovani Roma)
postato da grandebugia alle ore 07:12 | link | commenti (44)
categorie: antifascismo, azione giovani, iadicicco
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