Vi prego di perdonarmi, ma l'analisi della vittoria romana mi comporterà il dire un sacco di banalità, sia nel trionfo di Alemanno che nelle sue possibili ripercussioni.
Prima banalità: svolta veramente epocale; adesso sì, si possono condividere le parole di Feltri: "l'Italia è cambiata di più nell'ultimo mese che nei 60 anni precedenti". Roma campa di "esser capitale"; burocrazia, stato, parastato, enti municipali, spettacolo, assistenzialismo: in nessun'altra città d'Italia, neppure nelle parti più assistenzialiste del meridione, si ha una così alta concentrazione di lavoratori e pensionati dei settori sopra menzionati. Operai, artigiani, piccoli e medi imprenditori a Roma sono la minoranza silenziosa ed operosa, fino ad oggi trascurata. Ovvio che con tutto ciò Rutelli fosse favorito, e Roma sin più dura da conquistare delle rosse città toscane ed emiliano-romagnole.
Come già definito da Alemanno e Fini, un centro di potere. Potere di milioni di euro da spendere, spandere ed elargire a piene mani, ad amici e amici degli amici. Consulenze, mostre, spettacolini, abbellimenti. Chi campa di questo, non poteva avere dubbi: votiamo Rutelli affinché nulla cambi. Affinché si continui a cambiare le mutande a Roma senza farle un bidet. E invece no. Stavolta il "core de Roma" si è fatto sentire: altro che registucoli da due soldi (non come compenso), altro che cantautori piagnoni e multimiliardari, altro che giovani scrittori che non sanno nemmeno parlare. Stavolta il vero Romano s'è incazzato, e di brutto. E ha buttato all'aria la tavola imbandita (per altri e da altri).
Io non credo che Rutelli abbia perso sulla sicurezza: Rutelli ha perso e basta. Ha perso non avendo un progetto che non fosse quello del democristiano "tiriamo a campare finché la barca va". Ha perso non avendo più credibilità, come persona e come matrice politica. Ha perso non avendo capacità di dare fiducia in qualcosa di nuovo, nel cambiamento. Cosa succederà, adesso? Cosa significa, per il Pdl e più nel particolare An, vincere a Roma? Significa moltissimo a livello di immagine, di opinione pubblica, di fiducia: se Milano fa ideologicamente tendenza tra i creativi e i professionisti in carriera, settore in cui però le idee durano un attimo, Roma è il centro della tendenza salottiera, quella chiusa, selettiva, conservatrice della borghesia colta e un po' puzzona con chi non è della famiglia.
Vedrete che, non appena dimostrerà le sue qualità, Alemanno farà prestissimo a conquistarsi le simpatie anche dei salotti e dei borghesi romani, e questo, per una certa cultura, è il miglior passaporto . Ho già notato dei cambiamenti nel Corriere della Sera, non mi stupirei se presto al "veltronismo" si sostituisse un qualcosa di più serio e pragmatico. In fondo, Fini che sbugiarda i radical chic è uno dei piaceri della vita... e dato che siamo a Roma, della Dolce Vita.
Watermelonwho





Hanno un bel dire i burattini della sinistra a proposito dell'esigenza di uscire dal clima di forte contrapposizione tra i due principali blocchi politici italiani. Belle parole che hanno la pretesa di azzerare quanto è stato compiuto in Italia negli ultimi 60 anni, omettendo puntualmente i crimini compiuti nel nome del socialismo reale.
