La Grande Bugìa

60 anni di lavaggio del cervello e menzogne della sinistra italiana. Orgogliosamente revisionisti!
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domenica, 30 dicembre 2007

Ecologismo, ultima frontiera: più emissioni corporee, meno emissioni di Co2

di Fausto Carioti da Libero del 29/12/2007

È la smania progressista del momento: regredire all’età delle caverne (abitudini igieniche incluse) per limitare le emissioni di anidride carbonica. Con una differenza. I nostri antenati figli ne facevano a frotte, mentre gli ecologisti guardano i cuccioli dell’uomo con ostentato fastidio: piccoli inquinatori prepotenti, come vi permettete di compromettere l’equilibrio di Gaia, nostra madre Terra? Quanto a paganesimo, Al Gore e i suoi emuli potrebbero dare ripetizioni agli ominidi con la clava. Attenzione: non è più una semplice questione ecologica. Ormai è diventata una battaglia morale, combattuta con il furore degli invasati: o fai il possibile per azzerare i consumi e i trasporti, o sei una minaccia per il pianeta, e il minimo che ti meriti è il pubblico disprezzo. Così ieri i lettori di Repubblica hanno potuto leggere il racconto di un giornalista ecologista, Paolo Rumiz, che ha provato a vivere una settimana seguendo le nuove leggi morali: «Calcolando l’equivalente in anidride carbonica di ogni minimo atto. Ho misurato i chilometri in treno, il cibo consumato, i tempi di cottura, gli sciacquoni». Ad illustrargli la via, l’immancabile «vademecum di consumo etico» e un gruppo di consulenti di Legambiente ansiosi di calcolare l’«effetto Co2» delle sue giornate. Ovviamente non sono consulenti qualunque, ma «consulenti etici». Prendiamone atto: un tempo chi aveva problemi di coscienza chiedeva consigli al prete, oggi va dai ragazzotti di Legambiente. Il finale è scontato sin dall’inizio: la cavia esce dall’esperimento entusiasta, una persona diventata nuova grazie alla rivelazione che si è molto più felici anche senza frigorifero e lesinando sullo sciacquone. Più interessante è capire il percorso umano che porta a questa conclusione. Innanzitutto cambia il rapporto con il corpo e l’igiene. Il water viene usato con parsimonia. Le docce sono «brevi» e «non quotidiane». A rendere il quadro più inquietante ci sono le lunghe pedalate, con relative sudate e conseguenti afrori, cui deve sottoporsi l’adepto del fondamentalismo ecologista: l’uso di ogni motore a scoppio, ovviamente, è vietato. Pochissimo sapone, acqua col contagocce: sta diventando una tendenza. Nel libro di Paul Waddington “Shades of Green” (“Gradazioni di verde”), nuovo corano del credo ambientalista, si spiega che farsi il bagno è uno spreco di una risorsa importantissima. Se per millenni abbiamo fatto a meno delle abluzioni quotidiane, e ancora oggi milioni di persone non si lavano, un motivo ci sarà. Chi ha un fiume sotto casa, ne approfitti. Gli altri si arrangino. Del resto il compagno Ken Livingstone, sindaco di Londra, ha invitato i suoi concittadini a non tirare lo sciacquone dopo aver fatto pipì. Il fatto che dalle sue parti si ignori l’esistenza del bidet gli ha risparmiato l’altra metà della predica. Stesso comportamento promosso da Fulco Pratesi, fondatore del Wwf Italia. Il quale ha anche ammesso di farsi il bagnetto una volta a settimana: «Nella vasca piccola e con poca acqua, senza schiuma», ha tenuto a precisare. Peccato che a tanto amore per la natura non sembri corrispondere analogo trasporto per i propri simili. Quando il giornalista di Repubblica che ha dichiarato guerra all’anidride carbonica si trova in treno, seduto accanto a una normale famigliola, si capisce che considera il genere umano qualcosa di molto simile a un cancro che sta divorando il pianeta. I due bambini sono paragonati a dei «mostri». Il maschietto che mangia e la mamma che lo sfama hanno la grave colpa di non comprendere le implicazioni che il loro gesto ha sull’intero ecosistema. La carognetta si permette persino di ignorare la complessità delle relazioni interpersonali. «Ripete: mio mio mio. Poi, guardando il vuoto, io io io. Conosce solo l’ausiliare “voglio”. Ignora il “posso” e il “devo”», annota con orrore il cronista, a quanto pare ignaro di trovarsi davanti a una normale fase dello sviluppo infantile. Commenta indignato: «È chiaro, sono i bambini il primo anello della catena dello spreco. Ai bambini non si nega nulla. Il livello mondiale di Co2 dipende anche da loro». Per la gioia dell’inviato di Repubblica, è un problema che si porrà ancora per poco: il tasso di fertilità delle donne di questo Paese è ben al di sotto del minimo necessario per mantenere stabile la popolazione, e nel giro di qualche generazione vedere bambini che mangiano e altre volgarità del genere sarà uno spettacolo rarissimo. Ma è tutta l’attività dell’uomo a dargli sui nervi. La gente che riempie il carrello ai supermercati, i ragazzi che si parlano con telefonini «sintonizzati sul nulla» (chissà come fa a saperlo, forse ha origliato), quelli che invece di preoccuparsi per lo scioglimento della calotta polare ridono davanti al computer, i presidi che nelle scuole «non smantellano quegli osceni distributori di merendine», i ministri della Pubblica istruzione che non impongono agli alunni l’insegnamento del “consumo etico”, magari mettendo 3 in pagella a chi tira la catena nel bagno della scuola. Ovunque volge lo sguardo, vede spettacoli da incubo. Si incavola, sente crescere «la rabbia e la voglia di cambiare». Scrive: «Sento che in me sta avvenendo una trasformazione irreversibile». Forse si riferisce alle sue ascelle: meglio non indagare. È il caso di riportare le cose alle loro dimensioni reali. L’ecogiornalista di Repubblica definisce l’anidride carbonica (Co2) «il gas che la civiltà dello spreco spara nell’atmosfera surriscaldando la Terra e chiudendoci tutti in una cappa mortale». Chi legge robe simili si convince che la Co2 l’ha inventata l’uomo, e magari chi l’ha scritto lo pensa davvero. La verità è che nell’atmosfera ci sono 3000 miliardi di tonnellate di Co2, senza le quali non esisterebbe la vita su questo pianeta, e ogni anno l’uomo ne immette 20 miliardi, lo 0,6% del totale. Questa quantità è pari appena al 3% delle emissioni annuali di anidride carbonica: il restante 97% è prodotto dal pianeta, ad esempio tramite gli oceani e i vulcani. Oltre metà della Co2 generata dall’uomo ha buone probabilità di finire assorbita dagli oceani. I dati smentiscono che questo gas sia il vero responsabile dell’aumento della temperatura del pianeta: questa iniziò ad innalzarsi nel 1700, quando la popolazione mondiale era meno di un miliardo e le industrie ancora non esistevano. La temperatura globale smise poi di crescere per oltre tre decenni a partire dal 1940, cioè negli anni in cui più aumentarono le emissioni di Co2. Insomma, tanto sudore (e tanto odore) per nulla. Post scriptum. L’articolo di Repubblica può essere letto anche online, sul sito web del quotidiano. Secondo i precetti di Waddington è una scelta dannosa: per fornire energia ai server dei siti web ogni giorno si immettono nell’atmosfera 234,7 grammi di anidride carbonica. Molto meglio la vecchia carta da giornale, spiega il breviario dei talebani dell’ecologia. Anche perché, a lettura ultimata, può essere usata per altri scopi. Meno nobili, forse, ma molto più «etici».
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categorie: articoli, ecologismi
domenica, 30 dicembre 2007

V-day : analisi costi

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categorie: grillo
venerdì, 28 dicembre 2007

Messaggio di fine anno

Lasciamo agli altri i messaggi di auguri con relativi buoni propositi. Nei quali possiamo sicuramente includere le buffonate ormai incommentabili del presidente del Consiglio. Se non altro per non offendere la nostra intelligenza degnandolo di una qualsiasi forma di  considerazione. Piuttosto non abbassiamo la guardia solo perchè CI SONO LE FESTE. Una donna è stata assassinata perchè colpevole di voler riposrtare la democrazia nel suo paese disastrato. Ma più di tutto Benazir Bhutto ha avuto la colpa di formare la propria coscienza democratica in USA (sacrilegio!) e in Inghilterra.
Ma torniamo a casa nostra, che le tragedie non mancano anche dalle nostre parti. In queste ore si sta consumando, in barba alla bella moratoria sulla pena di morte recentemente sancita, un perfetto "omicidio di Stato"...SENZA SE E SENZA MA...proprio nelle stesse ora in cui è stata
ridotta da 14 a 8 anni di carcere la pena per Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss Totò. La corte d'appello di Palermo ha ridotto la pena dopo l'annullamento da parte della Cassazione di una prima condanna in appello a 11 anni e 8 mesi. In primo grado Riina era stato condannato a 14 anni e sei mesi. E' accusato di avere guidato un gruppo di giovani mafiosi che avrebbe realizzato estorsioni e controllato appalti.(TGCOM)
Al giornalista Lino Jannuzzi l'ingrato compito di descrivere questa farsesca STORIA ITALIANA.

da Il Giornale del 28/12/2007

Quella fabbrica di pentiti che ha annientato Contrada

di Lino Jannuzzi

Il giorno più lungo dei processi a Bruno Contrada, che sono durati 15 anni, fu il 13 luglio 1995. Il più famoso poliziotto di Palermo era stato arrestato tre anni prima, alla vigilia di Natale del '92, e per tre anni era rimasto sepolto vivo in un carcere militare riaperto appositamente per lui e solo per lui. Il processo era finalmente iniziato e Contrada era ricomparso dopo tre anni dinanzi alle telecamere nell’aula del tribunale e sembrava il suo stesso fantasma. Fiaccato crudelmente nel fisico, la bocca cascante, imbiancati i capelli che lasciava cadere ai due lati del viso, infiacchita dalla magrezza la mascella che era stata forte e quadrata, lo sbirro, il rambo, il finto giovanotto così attento a coltivare il physique du role, appariva trasformato in un vecchio, in uno spettro.
Quel giorno il pm si è alzato a sorpresa e ha chiesto al tribunale di introdurre a testimoniare un nuovo «pentito», spuntato improvvisamente non si sa come e non si sa da dove, e dopo che ad accusare Contrada ne erano già sfilati sei o sette. È stato un attimo e Contrada è crollato. Aveva fatto per alzarsi, come per protestare, e subito si è accasciato sulla sedia, pallido e sudato, le labbra nere e serrate, le membra scosse da un tremito nervoso. Il presidente ha gridato: «L’udienza è sospesa». Il pm è rimasto immobile e interdetto. Un carabiniere è accorso a sorreggere Contrada prima che scivolasse sul pavimento e cercava di rianimarlo bocca a bocca. Accorsero gli altri, lo sollevarono di peso, lo stesero sulla barella dell’ambulanza, corsero all’ospedale, lo scaricarono al reparto di rianimazione, lo infilarono in un letto e gli praticarono le cure di emergenza per tentare di rianimarlo. Appena ha riaperto gli occhi, Contrada ha gridato: «Vogliono annientarmi». Ha chiesto che lo lasciassero morire, ha pianto, ha tentato di impadronirsi della pistola del carabiniere di guardia, ha strappato dalle mani dell’infermiere la siringa e ha tentato di infilarsela nella gola...
VELENI DI PALERMO
È stato a questo punto che una donna piccola e minuta che entrava e usciva, agitata e tremante, dalla cameretta della rianimazione, ha urlato. C’erano le telecamere accese e l’urlo si è sentito in diretta nei telegiornali della sera: «Caino, sia maledetto Caino... ». La signora Adriana, insegnante di lettere e latino in pensione e moglie di Bruno Contrada, ha spiegato con chi ce l’aveva: «Caino è un collega di mio marito. È lui che ha voluto che Bruno finisse in galera. È qualcuno che a Roma ha capito che, mentre Bruno lottava qui a Palermo giorno dopo giorno contro la mafia, rischiando la vita, la Sicilia poteva essere usata come trampolino di lancio per fare carriera. Bastava usare la Sicilia e l’antimafia come sgabello e salirci sopra... ma doveva eliminare Bruno Contrada che era più avanti nei ruoli, e questo Caino l’ha fatto perché era in grado di sfornare contro Bruno un “pentito” al giorno e ancora lo fa».
Sono passati 12 anni da quel giorno (15 da quando Contrada è stato arrestato) e sono stati celebrati tanti processi: quello di primo grado, conclusosi con la condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e quello d’appello, che invece lo ha assolto con formula piena; la Cassazione che ha cassato l’assoluzione e lo ha rinviato a processo e il secondo processo d’appello che lo ha ri-condannato a 10 anni; la Cassazione che questa seconda volta ha approvato, e sono sfilati tanti «pentiti» ma, tra un appello e l’altro, tanti altri se ne sono aggiunti a quello sfornato a sorpresa quel giorno di luglio di 12 anni fa. Sono state riempite migliaia, centinaia di migliaia di pagine di verbali, ma niente più ha spiegato meglio origini e ragioni di questo processo-fatwa a un uomo che ha servito lo Stato per cinquant’anni lottando contro la mafia e rischiando ogni giorno la pelle, come quell’urlo di donna al capezzale del marito che cercava di uccidersi: «Caino, maledetto Caino... ».
PENTITI VERI E PENTITI FALSI
Lo stesso Contrada lo ha ribadito, dieci anni dopo, nell’ultima intervista rilasciata prima dell’ultima sentenza: «È stata la Dia, la direzione antimafia che nasceva in quel tempo come corpo di polizia alle dirette dipendenze delle procure, che non gradiva che io mi fossi impegnato a creare una branca del Sisde, il servizio segreto civile, dedicata specificamente a combattere la mafia. È la Dia che si è specializzata nella gestione dei cosiddetti “pentiti” e che ha sfornato i “falsi pentiti” che sono serviti ad accusarmi». Perché i processi a Contrada sono basati esclusivamente sulle accuse dei «pentiti», e spesso si tratta di mafiosi e assassini a cui è stato proprio Contrada a dare la caccia, a trascinarli dinanzi al giudice e a farli condannare, e che si sono vendicati, più o meno sollecitati e incoraggiati, ri-guadagnando la libertà e con lo stipendio dello Stato.
E c’è la testimonianza dell’ex capo della polizia Vincenzo Parisi, che così ha deposto al processo: «Bruno Contrada è un investigatore straordinario. Il suo è un curriculum brillantissimo e ha dimostrato una conoscenza straordinariamente approfondita del fenomeno mafiosa, di cui è una memoria storica eccezionale, per questo ha ricevuto 33 elogi dall’amministrazione e dalla magistratura». Ed è proprio il capo della polizia, forse il più bravo e il più famoso, che accusa: «Bisogna far luce su eventuali interessi ed eventuali corvi che hanno ispirato ai pentiti le dichiarazioni contro Contrada. È quanto meno strano che soltanto dieci anni dopo vengono rivelati fatti di cui questi “pentiti” sarebbero stati a conoscenza da tanto tempo, a meno che non li abbiano appresi dopo e da chi ha voluto ispirarli. Perché questi “pentiti” parlano solo ora? Chi li manovra? Io vedo un pericolo per la democrazia».
CAMPAGNA DENIGRATORIA
E così depone il prefetto Emanuele De Francesco, che è stato il primo Alto commissario antimafia e poi direttore del Sisde: «C’è stato uno specioso malanimo contro Contrada, quando è stato il mio capo di Gabinetto, un malanimo agitato da certe lobby e certe cordate del ministero dell’Interno». E un altro prefetto, Angelo Finocchiaro, pure lui direttore del Sisde: «Contro Contrada e il Sisde ci sono stati attacchi ripetuti e proditori ed è stata organizzata una campagna denigratoria». E così hanno deposto altri capi della polizia, altri prefetti, altri ufficiali dei carabinieri, almeno tre dozzine di servitori dello Stato e uomini delle istituzioni. E l’ex presidente della Repubblica Cossiga ha addirittura chiesto la soppressione della Dia, accusandola di aver adottato «i metodi propri di un servizio segreto di polizia politica, sul modello della Gestapo nazista, dell’Ovra fascista e del Kgb sovietico».
ACCUSE SENZA PROVE
Come è stato possibile ai giudici non credere ai più autorevoli rappresentanti delle istituzioni della Repubblica e credere invece alle accuse senza prove né riscontri dei cosiddetti «pentiti», mafiosi, ladri, estortori e assassini? E molti di questi sono stati poi incriminati per calunnia, uno è stato espulso dal programma di protezione perché colto in flagrante mendacio e in riciclaggio di denaro sporco e traffico di stupefacenti, un altro ancora ha ritrattato tutte le accuse al processo d’appello e ha implorato i giudici di restituire l’onore a Contrada: di costui gli avvocati hanno scoperto, sempre nel processo d’appello, che era stato nascosto il verbale di un primo interrogatorio, in cui dichiarava di non sapere niente di Contrada. Alla contestazione il pm ha replicato che non aveva esibito quel verbale appunto perché di Contrada non si diceva niente: perché il pm avrebbe dovuto esibire qualcosa a difesa dell’imputato? Niente ancora a confronto del fatto che a presiedere la Corte d’appello che, la seconda volta, ha condannato Contrada è stato chiamato proprio il giudice che tre anni prima, quale componente del Tribunale della libertà, si era rifiutato di concedergli la libertà dalla carcerazione preventiva, dopo già due anni trascorsi in isolamento nel carcere militare: chi meglio di lui, che si era espresso così favorevolmente all’imputato, era più adatto a giudicarlo e a condannarlo?
Il fatto è che Bruno Contrada non è stato soltanto vittima delle faide interne ai corpi dello Stato, ma è stato il sacrificio propiziatorio al teorema del «terzo livello» e della connivenza delle istituzioni e del potere politico con la mafia. Inizialmente il processo che hanno tentato di fare a Contrada e che ancora echeggia in certe dichiarazioni delle vedove dell’antimafia che si oppongono alla concessione della grazia, doveva essere il processo per la strage di via D’Amelio: Contrada doveva essere l’agente dei servizi segreti «deviati» che per conto del potere politico (leggi Andreotti, ma indagheranno pure su Dell’Utri e Berlusconi come «mandanti delle stragi») avrebbe fatto assassinare dalla mafia il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, dopo aver tentato di assassinare Giovanni Falcone con il tritolo sugli scogli dell’Addaura. L’hanno scritto e fatto scrivere in centinaia di articoli e in decine di libri, l’hanno messo persino in un film: Contrada che si aggira sul luogo della strage pochi secondi dopo l’esplosione del tritolo. Non sono riusciti nell’intento, non foss’altro perché Contrada in quegli istanti era in barca con dieci testimoni molte miglia al largo di Palermo e hanno ripiegato sullo scivoloso «concorso esterno», buono per tutti gli usi e facile a sostenersi con la volonterosa collaborazione dei soliti «pentiti». Ora temono la revisione del processo, che può smascherare i «pentiti» e scoprire gli autori della trama. E temono anche la grazia: meglio che Contrada muoia in carcere e al più presto.
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categorie: mafia, articoli, contrada, giustizia democratica, bhutto
giovedì, 27 dicembre 2007

di Eda da Il Velino


C’è in libreria un testo di rara importanza per la storia della sinistra italiana. Ma nessun giornale, tranne Libero, ne ha sinora parlato in modo visibile e comprensibile e si fa fatica a trovarlo nei moderni, antichi e famosi bookshop delle città italiane. È come se i librai avessero strane reticenze nell’ordinarlo e venderlo. Certo, è un libro per storici, per iniziati e appassionati, ma il titolo dovrebbe far riflettere anche il più smarrito lettore di storia contemporanea e di politica: “Il Pci e lo stalinismo” edito dagli Editori Riuniti, con un cd allegato che riporta gli interventi del Comitato centrale comunista del 10 e 11 novembre del 1961. La pubblicazione è stata curata con scrupolosa attenzione da Maria Luisa Righi. Si obietterà che un dibattito del 1961 ha poca importanza. Eppure quello non fu un dibattito qualunque e sembrava irreperibile. In effetti è il dibattito che si tenne al ritorno da Mosca della delegazione italiana che partecipò al ventiduesimo congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica, il momento più importante della destalinizzazione operata da Nikita Kruscev.
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categorie: comunismo, articoli, togliatti, stalin, democratici ipocriti, dittature comuniste
giovedì, 27 dicembre 2007

Dalla: con l'Opus Dei contro l'ateismo

di Claudia Voltattorni da Corriere.it


MILANO — «Nessuno può impedire all'uomo di aspirare al divino. Dio è in ogni luogo, nel volto degli uomini, nel sorriso di un bambino, anche in una canzone ben eseguita». Lo dice oggi Lucio Dalla. Pochi mesi ai sessantacinque anni, alle spalle una storia di note e parole diventate immortali, l'artista bolognese racconta la sua anima di oggi, che abbraccia fede, religione e Dio. E che disconosce quella sinistra che, volente o nolente, per anni lo ha considerato una delle sue voci. Anche se lui non la pensa così, pur avendo più volte confermato di aver «sempre votato Pci, poi Ulivo».

«Non sono mai stato né marxista né comunista» ha sottolineato in un'intervista al quotidiano cattolico online Petrus. Anzi «sfatiamo questa leggenda, se mi sono esibito alle manifestazioni di sinistra è perché sono un professionista: gli organizzatori mi hanno pagato ed io ho cantato. Non credo che un cattolico — perché io tale sono — debba rifiutare le offerte che gli vengono fatte solo per una questione ideologica». Non solo. Dalla rivela di essere anche un devoto di Josemaría Escrivá de Balaguer, il fondatore dell'Opus Dei. Si sente vicino al santo spagnolo per la sua logica del lavoro, spiega:

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categorie: fede, articoli, dalla
giovedì, 27 dicembre 2007

Insisto: in quelle moschee si predica la jihad

di Magdi Allam da Corriere.it

Non è la prima volta che dopo aver riferito di un caso specifico, adducendo fatti concreti, circostanziati e contestualizzati, così come è stato nel mio commento alla sentenza della Corte d'Assise su Abu Imad, l'imam della moschea di viale Jenner a Milano ( Corriere, 23 dicembre), mi ritrovi con la reazione di chi mi accusa di aver voluto condannare, non il singolo Abu Imad sulla base della responsabilità soggettiva che è il cardine dello Stato di diritto, non la categoria ideologica e militante a cui appartiene ovvero gli estremisti e i terroristi islamici, bensì un universo di persone e cioè l'insieme dei musulmani.
Ciò è quanto mi rimprovera il procuratore aggiunto Armando Spataro che a Milano coordina il Dipartimento Antiterrorismo ( Corriere, 24 dicembre).
La sua critica radicale troverebbe riscontro nella mia conclusione: «La verità è che le istituzioni in Italia, dal governo al Parlamento, dalle forze dell'ordine alla magistratura, hanno paura di affrontare e di scontrarsi con gli estremisti islamici che si sono saldamente arroccati nelle moschee». Questa mia esplicita denuncia viene da lui interpretata come una incivile discriminazione nei confronti di tutti i musulmani e un appello alla chiusura di tutte le moschee.
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categorie: terrorismo, articoli, islam, formazione del pensiero, giustizia democratica
lunedì, 24 dicembre 2007

Predicatori di odio e istituzioni timide

di Magdi Allam da Corriere.it

Se un sacerdote o un rabbino, anche se del tutto sconosciuti, avessero istigato i fedeli a odiare e a uccidere i musulmani e gli arabi dai pulpiti di una chiesa o di una sinagoga dispersi nella più remota delle cittadine d'Italia, legittimando nel nome di Dio la strage di tutti coloro che non si convertono al cristianesimo o all'ebraismo, avremmo assistito a una sollevazione generale del governo, dei partiti e dell'opinione pubblica italiana, dell'Unione Europea, delle Nazioni Unite, ovviamente della Lega Araba e dell'Organizzazione per la Conferenza Islamica con l'immancabile fatwa di condanna a morte di Bin Laden. Ma se è un imam islamico, addirittura della più affollata moschea della metropoli con più musulmani in Italia, quella di viale Jenner a Milano, a indottrinare i fedeli alla «guerra santa» contro tutti i nemici dell'islam, a praticare con successo il lavaggio del cervello a decine di terroristi islamici che sono andati a combattere e a farsi esplodere in Iraq, Tunisia, Marocco, Afghanistan e nei Balcani — e benché tutto ciò sia stato accertato e formalizzato da una sentenza della Corte d'Assise — ebbene non succede assolutamente nulla.
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categorie: articoli, islam, giustizia democratica
venerdì, 21 dicembre 2007

Roma che vorrei by Tiziana

 

Se aveste una bacchetta magica con la quale poter realizzare un desiderio per Roma o per il paese dove vivete, quale sarebbe? Oh mamma, visto la situazione catastrofica di Roma  penso che neanche la lampada di Aladino,  che di desideri ne offre 3, possa fare molto.

Io ad esempio desidero una Roma con meno buche, visto che ogni volta rischi di giocarti una ruota o gli ammortizzatori, una Roma dove i mezzi pubblici  siano più efficienti, per non essere costretti ogni volta a prendere il taxi se devi arrivare puntuale ad un appuntamento… vorrei una Roma dove i tappeti rossi della festa del cinema o le luci scintillanti della notte bianca arrivassero anche in periferia dove l’unica cosa che brilla sono le luci dei campi nomadi….

Ora tocca a voi ….


 


 

 

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categorie: roma, degrado, rom , zingari, veltroni
giovedì, 20 dicembre 2007

Oggi a piazza del Popolo by Andrea

Beh Roma sarà anche ladrona ma credo di comprendere perchè tutti appena possono vi confluiscono per farsi "rapire". Giornata splendida oggi per dare l'avvio ufficiale al tour di Michela Brambilla, aria frizzante "al punto giusto", un piccolo "fuori programma" con l'arrivo del tostissimo Sarkozy per il pranzo al "Bolognese", e tanti amici con apposite bandierine radunati a piazza del Popolo sotto l'egida dei Circoli della Libertà. Oggi ho verificato che le motivazioni che hanno portato noi di Nova Urbis a costituire un circolo sono CONDIVISE anche dal resto della truppa. E' stata infatti un ottima occasione per "stringere" con i presidenti degli altri circoli e i vari coordinatori. Pian piano vedo delinearsi una struttura che, a causa della giovane età del movimento, all'inizio facevo fatica ad individuare.
postato da grandebugia alle ore 19:24 | link | commenti (2)
categorie: circoli della libertà, brambilla
giovedì, 20 dicembre 2007

Inizio tour Michela Brambilla

Oggi alle 14 a piazza del Popolo angolo via del Babuino a Roma Michela Vittoria Brambilla inizierà un tour che la vedrà toccare le principali piazze italiane. Credo sia occasione importante per dimostrare che "dal basso" c'è voglia di "veri cambiamenti". Un'ora del vostro tempo per sostenere la tanto declamata "causa comune".

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categorie: brambilla
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GRANDE BUGIA è chiaramente ispirato all’omonimo capolavoro-inchiesta di Giampaolo Pansa. Questo libro, ultimo di una serie dedicata alla storia d’Italia nascosta dall’intellighenzia comunista, ha rappresentato per me un’illuminazione. E forte è cresciuto il desiderio di approfondire i temi e gli eventi che dal dopoguerra ad oggi hanno avuto solo una interpretazione, faziosa ed ipocrita. Nel suo piccolo questo blog si propone di dare voce anche a chi non la pensa come alcuni contemporanei telepredicatori e dubita fortemente dei messaggi divulgati dalla “cultura ufficiale”.

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