Nella prima parte di questo modesto contributo alla memoria, per non dimenticare i crimini e i criminali comunisti italo-russi, abbiamo parlato di cittadini italiani che consegnarono ai boia sovietici i propri compagni di partito, non di rado propri amici o familiari. Autentiche tragedie circondate da “cortine di ferro” erette e sorrette da fanatismo ideologico, terrore e rigida omertà.…nel senso… sappiamo dare la giusta priorità agli eventi ?
Quello che sta accadendo in questi giorni, e che possiamo leggere su tutti i quotidiani, rischia di annebbiare la vista a coloro che operano per un “bene superiore”. Senza dubbio ha enorme importanza conoscere nome, cognome, codice fiscale e gruppo sanguigno della nuova realtà (parallela ? Legata ? Madre?) del Partito del Popolo/Partito della Libertà, ma, a quello che si vede, rischiamo di gettare nel gossip “Isolano” le reali priorità e le reali necessità del popolo stanco.
Mentre si conta “chi c’è e chi non c’è”, i fatti di cronaca vanno avanti, la sicurezza vacilla, la legge tentenna e l’economia continua a strangolare Babbo Natale in partenza dal Circolo Polare… i bambini ogni anno vanno a letto prima, la notte di Natale… lo sapevate ? Eh si, perché la slitta di Santa Claus è ogni anno più vuota, visto che quando arriva il 25 dicembre la tredicesima è stata investita nei ricarichi delle utenze, nell’abbonamente del canone Rai, sempre più cara e sempre più scadente, nella tassa sui rifiuti sempre più cara e sempre più mal-investita (basta guardarsi intorno, strade sempre più sporche e bar sempre più pieni di netturbini laboriosi… ma giustamente quando il gatto non c’è…), cartelle pazze, tasse agli estremi del “pizzo”. SGUAZZIAMO E SOPRAVVIVIAMO IN UN SISTEMA DOVE, ANCHE SE HAI RAGIONE, “PRIMA PAGA… POI NE RIPARLIAMO…”.
Puntuale, l’autocensura è scattata pure stavolta. A leggere i giornali - anche quelli italiani - e a guardare i servizi televisivi, uno si fa l’idea che in Francia gruppi di non meglio precisati «giovani» stiano mettendo a ferro e fuoco i sobborghi parigini per motivi alquanto confusi. Insomma, stanno cercando di vendercela come una «rivolta generazionale», una replica del maggio parigino in versione proletaria e suburbana. Piccolo dettaglio: dei rivoltosi delle banlieues, due su tre si chiamano Mohammed. Sono giovani, certo, ma in grandissima parte sono anche musulmani. I giornali lo sanno, gli operatori televisivi lo sanno, i politici lo sanno. Ma tutti, al di qua e al di là delle Alpi, si affannano a imitare le tre scimmiette: meglio non vedere, non sentire e non raccontare. È diventato politicamente scorretto persino fotografare la realtà e trarne l’ovvia conseguenza. E cioè che quello che sta andando in scena nelle banlieues queste notti è il fallimento dell’integrazione degli immigrati islamici nella società francese. La ricetta “liberté, egalité, fraternité” con loro non ha funzionato. Il risultato è che nel cuore dell’Europa, a Parigi, oggi c’è l’Intifada. Ma dirlo è vietato.
(TGcom)
"Grazie a Dio voi non siete diventati come l'Italia". Questo quanto affermato dal presidente romeno Traian Basescu a Madrid, al Foro Nuova Economia, prima di incontrarsi con il premier spagnolo Josè Luis Zapatero. Il capo di Stato romeno ha poi aggiunto che Bucarest non può avere "alcuna sintonia" con il decreto sicurezza varato dal governo italiano.
La Romania, ha specificato Basescu, accettera' di imporre restrizioni ai propri cittadini solo in presenza di una sentenza della magistratura perche' il suo Paese ''non puo' trasformarsi in un carcere''. Criticando la decisione del governo italiano di espellere cittadini romeni ''per motivi di sicurezza'' dopo l'uccisione di Giovanna Reggiani, il presidente romeno ha chiesto a Zapatero di togliere la moratoria imposta sulla libera circolazione dei lavoratori romeni.
Il presidente, in visita ufficiale in Spagna, ha avvertito che il mantenimento della moratoria di due anni potrebbe avere l'effetto di ''una bomba a orologeria'' incrementando l'economia sommersa e provocando ''violenza e tensione etnica''.. Basecu, citato dalle agenzie, ha ringraziato la Spagna per come tratta i romeni malgrado la moratoria.
Fiducioso nell’animo umano, sono portato a credere che i comunisti siano uomini sostanzialmente buoni, preoccupati del bene comune e, in particolare, di quello dei più deboli. È ovvio che una simile affermazione necessita di parecchi distinguo, ma almeno due sono indispensabili.
Si vergogni deputato Bertinotti. E si affretti a dimettersi da presidente della Camera che impone, a chi intenda rappresentarla, un rigore comportamentale che non è ipocrita formalismo, ma senso e rispetto dello Stato che lei,con le sue dichiarazioni e i suoi ripetuti opportunismi, ancora una volta dimostra di non possedere.
S’è sgretolato, parecchi anni or sono, il comunismo reale. Ne è fuori la Cina, dove furoreggia un affarismo autoritario e non di rado persecutorio. Ne è fuori quasi totalmente il Terzo Mondo, affascinato a lungo dalle sirene d’un marxismo in salsa africana. Rimane Cuba, legata alla sopravvivenza fisica di Fidel Castro, e oggetto di amorevoli cure dei politologi: angosciati dalla prospettiva di non poter più controllare in concreto, a breve scadenza, le caratteristiche essenziali, e infallibilmente manicomiali, d’un regime comunista. Ma perfino nella stampa plumbea dell’Avana si nota qualche afflato d’indipendenza.
Si offende qualcuno se dico che facciamo tutti schifo? Beh, per quanto mi riguarda farà le famose 2 fatiche perchè questo è ciò di cui sono certo oggi. Smarriti nei labirinti dei nostri tagionamenti politici, sociologici, psicologici, rigorosamente e puntualmente paladini di giudtizia, equità e serietà, naturalmente e comodamente seduti davanti al pc e con il culo al calduccio, da troppo tempo non ci passa per la mente che molti nostri compatrioti continuano a pagare con il sangue le dedizione alla Bandiera Italiana, gli impegni che questo stato di merda ha preso nei confronti di popolazioni dilaniate dal fanatismo religioso.Vergognosi fischi di parte del pubblico di 'Marassi' durante il minuto di raccoglimento in memoria del maresciallo Capo dell'esercito Daniele Paladini, deceduto nella giornata odierna in Afghanistan. Alcuni tifosi hanno rumoreggiato, prima che i loro fischi fossero coperti dagli applausi della maggioranza della platea presente al 'Ferraris' di Genova per assistere all'anticipo di serie A tra Genoa e Roma.
Continuiamo a tenere aperti gli stadi...