Michela Vittoria Brambilla, Presidente Nazionale del "Circolo della Libertà", durante la conferenza stampa a cui era presente anche il vice presidente della Commissione Ue Franco Frattini, lancia l'idea delle primarie sulla sicurezza, da organizzarsi nella seconda metà di novembre, in modo da consentire ai cittadini di esprimere un parere su quali siano le misure più urgenti e prioritarie in materia.
"L'esito delle pimarie - ha detto la Brambilla - sarà un fatto di cui la politica non potrà non tener conto. Vogliamo chiedere direttamente agli italiani il responso ed il voto sulle misure che ritengono più urgenti e necessarie in materia di sicurezza", ha aggiunto.
Ebbene si… Stefano Cortesi Siboni, presidente territoriale di AN, è stato multato con 50 euro da un vigile urbano perché colpevole di aver cantato, per due ore, l’Inno Nazionale durante una raccolta firme contro il progetto di costruire un centro islamico a Bologna.
All’inizio la cosa mi ha fatto sorridere ironicamente…. mi sembrava più una barzelletta!
Poi però ho iniziato a riflettere, non tanto sull’accaduto ma sul problema moschee e quindi Islam nel nostro paese…
Le moschee non sono chiese musulmane, sono molto di più, per i musulmani sono luoghi di culto, sfere di aggregazione sociale, di giudizio sulla società e di rivisitazione di quanto accade alla luce del Corano. Spesso sono anche il consolidamento e la trasmissione di parole d’ordine politico. Studiando la storia dell’islam s’impara che nella moschea sono state prese importanti decisioni o sono partite alcune rivolte contro le autorità, e non è un caso che in molti Paesi le moschee vengano presidiate dalle forze dell’ordine in occasione della preghiera del venerdì (la khutbah) , come ad esempio accade in Egitto.
E' veramente curiosa la querelle in corso tra politica e magistratura, chi non ha avuto l'accortezza di seguire il percorso di alcune commistioni tra i due poteri è sicuramente portato a pensare che solo oggi stiano venendone a galla vizi e contrasti. Dalle parole di Silvio Berlusconi pronunciate al ventesimo anniversario del master di comunicazione e marketing di Publitalia '80 emerge invero quanto sia lontano e radicato nella politica da prima repubblica il metodo giustizialista adoperato nei confronti del nemico politico da abbattere: "Qualche volta mi viene la voglia di scrivere la storia della nascita della tv privata. E' stata un'avventura perche' dovevamo combattere con la Rai che era il braccio armato dei partiti e fare concorrenza con loro era durissima. Il direttore generale della Rai di allora mi minaccio' di cose irrancontabili tra cui quella di mandarmi la finanza".
Pare impossibile, ma al Palafiera di Roma, il 6 luglio 1995, si celebrava il congresso del Pds con invitato speciale Silvio Berlusconi. Il segretario del Partito invece si chiamava Massimo D’Alema, e nel suo discorso disse questo: «Basta con la giustizia-spettacolo e con l’uso strumentale delle inchieste giudiziarie, ci battiamo per una giustizia normale». Intervenne anche un cosiddetto giovane, Walter Veltroni: «Basta con l’uso strumentale della magistratura». Applaudivano, in prima fila, Cesare Previti e Gianni Letta.
Secondo Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, nel nostro paese i livelli retributivi «sono piu bassi che negli altri principali paesi dell'Unione europea». E questo provoca, a cascata, una serie di inconvenienti: i consumi sono anch’essi bassi; si produce poco; c’è poco lavoro per le fabbriche; diminuiscono i livelli occupazionali e insomma la ricchezza nazionale ne risente malamente.
«Martedì mattina ogni deputato riceverà il modulo di adesione alla nostra proposta di legge di riforma costituzionale per inserire il divieto di apologia del comunismo insieme al reato già previsto per il fascismo». È molto più che una provocazione, quella di Luca Volonté, ed è già finita in rissa. Al capogruppo dell’Udc alla Camera che chiede «un’operazione verità sui 100 milioni di morti irrisi dai comunisti al governo» e aggiunge: «Veltroni amico del “Che” e Prodi compagno di Diliberto sono avvisati», ieri hanno risposto feroci gli esponenti più radicali dell’Unione. Se l’eurodeputato Pdci Marco Rizzo ha chiesto «di essere processato per primo», il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio ha accusato Volonté di essere alleato «non solo degli eredi ma anche dei sostenitori convinti del fascismo». Dura la replica del centrista: «Sgobio ritiri le insultanti offese. Se non gli bastano i 100 milioni di morti, guardi alla spedizione punitiva dei centri sociali a Roma».
Sappiamo bene che durante le guerre civili, più che in qualsiasi altro evento, popoli interi rivelano la parte più ferina e crudele dell'essere umano. Lo abbiamo sperimentato anche in Italia, con una ferita ancora aperta proprio perché i vincitori non hanno mai voluto riconoscere del tutto che anche fra di loro non mancarono atti di violenza inutile e feroce. La guerra civile spagnola del 1936-39 non fu diversa, ma il vincitore Francisco Franco ebbe il coraggio e l'intelligenza politica di riconoscere che anche i vinti erano caduti per una loro idea di patria, per esempio con il grande cimitero che accolse i caduti di entrambe le fazioni. Ma anche da noi, oggi, lo sdegno sarebbe unanime se qualcuno profanasse le tombe e la memoria di chi combatté dalla parte dei vinti, e quello che è accaduto ieri a Roma non ha nessuna giustificazione, né storica né politica né sociale né religiosa.
L'acronimo T.E.P. è stato inventato nientepopodimeno che dal presidente del Consiglio, lasciato in pasto alla stampa mentre era in aereo verso Milano, dopo aver partecipato alla costituente del neo Partito Democratico. E stà a significare Tutto Eccetto Prodi. Lui non ci stà e lo dice a chiare lettere: «Chi pensa che le sorti progressive del Paese siano legate a un imminente e indefinito accadimento che (il turn over al premierato, ndb), sappia che mi dispiace deluderlo, ma sono qui e resto qui». E chi lo schioda? Il velenoso messaggio è rivolto ai cosiddetti serpenti di mare, coloro che spingono per il post-Prodi e che sono presenti dentro e attorno alla sua maggioranza. E di motivi per alzare il volume del consueto melenso tono di voce, ne ha più d'uno. Primo: il tradimento di una parte dei suoi al Senato che ha genuflesso l'esecutivo a tambur battente.
Dopo la Caporetto al senato di due giorni fa, Prodi è raggiante e si lascia andare a toni trionfalistici. Non importa se la defezione di alcuni senatori a vita ha portato la maggioranza in minoranza per ben sette volte. Quel che conta è che lui, il professore, è ancora lì al suo posto assieme al suo scalcagnato centrosinistra ridotto ad un colabrodo. Non importa se chi ne fà le spese di un parlamento paralizzato è il popolo italiano, ma la vittoria di Pirro è più inebriante di ogni constatazione amichevole di incidente, è più tonica di un bicchierino di grappa. Prodi è lì, alla faccia dei parapiglia, dei compromessi, dell'inefficienza e dei numeri statistici di un'Italia sull'orlo di una crisi di nervi. Ormai è quasi una battaglia personale, una questione di principio quella di aver ancora una volta battuto Berlusconi.

Messaggio per i sindacati, i laureati, i diplomati, i bamboccioni, le mamme i papà e le nonne: W I RUMENI. Abito ai castelli romani e vado a lavorare con l’autobus, a bordo solo rumeni che vanno a lavorare. Torno a casa con l’autobus, a bordo solo rumeni che tornano dal lavoro alle dieci di sera. Stamattina alle 6,30 sono venuti a consegnare la nuova camera da letto di IKEA per mio figlio: 2 rumeni. Alle 8,00 sono arrivati i montatori della suddetta: 2 rumeni. Non mostrano titoli di studio, non si lamentano, non rivendicano orari sindacali, non parlano, non si fumano la sigaretta mentre lavorano, non rompono i coglioni…LAVORANO!
Per un problema al bagno l’altro giorno ho chiamato uno, due, tre idraulici italiani: se ne parla se tutto va bene tra 4 giorni, sono pieni di lavoro e non sanno a chi dare i resti. Ho chiesto ai montatori di IKEA, sistemano tutto loro in mattinata perché sono anche idraulici.