La Grande Bugìa

60 anni di lavaggio del cervello e menzogne della sinistra italiana. Orgogliosamente revisionisti!
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giovedì, 22 gennaio 2009

Che schifo è mai questo!

Tratto da Il Mascellaro del 22/01/09
di Domenico Bonvegna

Maria Giovanna Maglie editorialista de Il Giornale, è andata a leggersi la sentenza dei giudici della 3 sezione della Corte d'Assise del Tribunale di Roma sull'omicidio di Giovanna Reggiani, c'è da rimanere attoniti.

È veramente raro - scrive Giovanna Maria Maglie - infatti, sia pur nel desolante panorama offerto dalla magistratura italiana, incontrare una sentenza, quale quella che voi avete emesso nel caso dell'omicidio di Giovanna Reggiani, tanto ipocrita, vile, maschilista, inetta, diseducativa.

Vale la pena leggere quello che hanno scritto i giudici sul delitto perpetrato dal giovane rumeno Nicolae Mailat, cercando di cogliere il valore sociale della sentenza:

«La Corte pur valutando la scelleratezza e l'odiosità del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che sia l'omicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall'imputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, l'episodio criminoso, con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi».

Andando avanti nella lettura, i giudici di Roma scrivono che a causa della reazione della vittima, Mailat «non riesce ad averne ragione a mani nude» ; la sua responsabilità, unico aggressore, «è pienamente provata. La selvaggia violenza dei colpi sarebbe stata inutile se l'azione fosse stata condotta da più persone» ; ciononostante «all'epoca era ventiquattrenne, incensurato, e l'ambiente in cui viveva era degradato. Queste circostanze, assieme al dettato costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione, inducono la Corte a risparmiargli l'ergastolo, concedendogli le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate, pur irrogando la pena massima per l'omicidio».

Si può scrivere una sentenza con queste motivazioni? L'anno scorso Massimo Introvigne scriveva che l'emigrazione criminale sceglie l'Italia perché grazie alle leggi e ai giudici permissivi si può facilmente delinquere.

Siamo diventati importatori di delitti. La nostra giustizia è di manica larga. Le leggi punitive sono ferraginose. Le scappatoie sono infinite. Troppi malfattori sfuggono al carcere. Hanno capito che l'Italia è un paese senza legge, dove si può commettere qualsiasi reato e non pagare quasi mai il conto. Allora le stesse autorità rumene ci spiegavano: "Da noi la situazione è tranquilla perché i nostri delinquenti sono venuti tutti da voi".

Molti giudici in Italia, mantengono un atteggiamento permissivo sulle espulsioni degli extracomunitari che delinquono. I giudici rumeni in epoca comunista non punivano i furti dei rom perché erano considerate manifestazioni di lotta di classe. A questo proposito Solzenycin ricordava che nei Gulag chi aveva rubato fosse trattato meglio dei dissidenti, in quanto Stalin insegnava che i ladri sono 'socialmente vicini' ai comunisti: entrambi, sia pure con mezzi diversi, lottano contro la proprietà privata.

Certamente i nostri giudici non arrivano a questi eccessi, ma qualche 'toga rossa' che l'ideologia rende buonista nei confronti dei rom che delinquono c'è anche da noi.

Non sfiora l'anima bella dei giudici l'idea che proprio in un caso come questo sarebbe stata necessaria la pena esemplare dell'ergastolo: si è trattato di un episodio mostruoso, l'assassino è stato trovato ricoperto di sangue, fino all'ultimo, fino alla sentenza, ha scelto di negare la colpevolezza, ha seviziato e ucciso per ottenere gli spiccioli di una borsetta. Queste sono aggravanti, non attenuanti. (Maria Giovanna Maglie, Reggiani. Quella sentenza-scandalo, 27. 12. 08 Il Giornale).

L'omicidio Reggiani ha colpito tutto il Paese, in particolare la città di Roma, l'insipienza di un'Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Walter Veltroni, che ostentava un controllo sociale e che invece non sapeva né voleva svolgere. E' probabile che poi l'episodio abbia "pesato"sul voto dei romani nelle amministrative dell'aprile scorso.

Oggi i cittadini romani, gli italiani si aspettavano proprio una sentenza esemplare. Avrebbe indicato ai delinquenti del mondo che penetrano l'Italia come un territorio di facile e impune saccheggio che qui c'è una legge che sa essere severa. Il sindaco Gianni Alemanno dichiarandosi amareggiato per la sentenza, ha così commentato il verdetto. «Come è possibile che una persona riconosciuta colpevole di un crimine così grave, come quello perpetrato nei confronti della signora Reggiani, non venga condannata all'ergastolo? - sottolinea Alemanno - Leggeremo il dispositivo della sentenza ma mi auguro che il pm si appelli contro questa decisione che turba la coscienza dei romani».

Ma nella sentenza del Tribunale di Roma, la Maglie, vede anche un certo becero maschilismo, c'è addirittura il disprezzo per la vittima e segnatamente il disprezzo per una donna.

Subentrano le vecchie motivazioni dei processi per stupro, ovvero il comportamento dell'aggredita.

Solo che nel caso della povera Reggiani si rovescia il ragionamento. È colpevole perché ha resistito, perché le cosce le ha tenute serrate e il seno ha cercato di proteggerlo dall'insulto. In pratica si colpevolizza la Reggiani perché non avesse fatto quella resistenza, nessuno l'avrebbe ammazzata, al massimo sarebbe stata solo seviziata, violentata, rapinata, riempita di botte. Se avesse capito, la sventata, che il suo povero assalitore altro non era che un ragazzino sbandato, ubriaco e anche un po' incazzato perché gli era toccato di sostenere un litigio, che la voleva solo spogliare parzialmente e toccarla un po', che le voleva portare via la borsetta e poi lasciarla in pace, ecco se fosse stata abbastanza furba da comprendere le circostanze e la psicologia dell'assassino, oggi sarebbe viva. È lei la colpevole.

Domenico Bonvegna
domenicobonvegna[chiocciola]alice.it
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categorie: articoli, malagiustizia, reggiani
giovedì, 20 novembre 2008

Le sue ceneri attendono ancora giustizia

Tratto da Giustizia Giusta del 20/11/08 di Gianluca Perricone

Quando ho realizzato questa chiacchierata con Silvia Tortora, era il giorno del suo compleanno. Con lei abbiamo provato a sviluppare qualche considerazione su una delle vicende giudiziarie più incredibili della storia d’Italia che ha coinvolto il padre Enzo divenuto, suo malgrado, il simbolo “per eccellenza” della nostrana malagiustizia.

La ringraziamo per la disponibilità che ha dimostrato nel rispondere alle domande.
Cosa ha lasciato in lei, come donna e come figlia, quella terribile esperienza conclusasi drammaticamente vent’anni fa?
«Ha lasciato in me una grande ricchezza. Di solito si pensa a queste vicende come ad un qualcosa che segna profondamente e dolorosamente. E’ stato tutto questo, ma è stato anche la possibilità di entrare in contatto con la parte sana di questo Paese, cioè tutte quelle persone che sanno cosa significa capitare in quel “film dell’orrore” che è la malagiustizia italiana».

A proposito di Paese, scriveva testualmente suo padre: “Un Paese che non vede la propria vergogna, è un Paese peggio che cieco. Un Paese che, accecandosi, vive felice e io non riuscirò mai a tollerarlo”...
«Questo è stato scritto da mio padre in un momento dolorosissimo della sua vita. Però questo “Paese cieco ed accecante” era riferito non ai governati, ma a chi governa.

Il nostro è un Paese spaccato in due: persone perbene che sono (spero, mi auguro) la maggioranza, insomma il Paese legale, la faccia pulita dell’Italia; e poi c’è un Paese “per male” che purtroppo convive con l’altra parte. Sono le due facce di una medaglia.

Mio padre aveva assolutamente ragione quando se la prendeva con la “cecità”: ma se tu non hai gli strumenti per leggere – perché i giornali non lo scrivono, perchè le televisioni non lo dicono – come fai ad informarti su quello che accade realmente in questo Paese?»

Ho avuto l’onore di intervistare suo padre subito dopo la fine della sua vicenda giudiziaria. In quell’occasione ricordo di aver sentito un uomo forte, un uomo deciso, un uomo anche contento di aver vinto la sua battaglia, ma anche un uomo molto amareggiato.
Secondo lei, perché contro suo padre tanti pentiti, tanti giornali (secondo il Corriere della Sera suo padre era addirittura anche proprietario di uno yacht): perché in tanti contro Enzo Tortora?
«Intanto non li chiamerei pentiti ma venduti perché era una lotteria: chi raccontava cose su Tortora veniva messo in condizione di stare in una caserma, accudito, faceva telefonate ricattatorie, continuava a fare “la bella vita”. Era una specie di gioco: “chi più ne sa, più ne metta e noi vi incentiveremo”. A delinquenti incalliti veniva permesso di ricevere dei benefici basati sulla menzogna: questo era consentito loro e questo loro hanno fatto.

Punto secondo, i giornali. Enzo Tortora era una persona antipatica, era un uomo colto e di grande successo, faceva una trasmissione con la quale era in contatto con diversi milioni di italiani ogni settimana, non la mandava a dire ed aveva il coraggio delle sue idee, e quindi raccolse nell’arco della sua carriera moltissime inimicizie professionali basate sull’invidia, sul fatto che spesso alcuni giornalisti sono dei poveretti che non esisterebbero come uomini se non firmando i loro “pezzucci”, e quindi fu un giochino quasi elementare: chiunque avesse un motivo di rancore - professionale, caratteriale – nei confronti di questo signore lo manifestò. Tranne quei grandissimi, pochissimi e valorosissimi che gli furono accanto: vorrei sottolineare che il primo fu Enzo Biagi che nel 1983 scrisse per Repubblica una cosa meravigliosa che si intitolava “E se Tortora fosse innocente?”; vorrei ricordare le cronache del Corriere della Sera fatte da Vittorio Feltri che raccontò delle bottiglie di champagne che si stapparono la sera nella quale mio padre venne condannato a dieci anni; Giorgio Bocca che parlò di caso di “macelleria giudiziaria”. Erano uomini, erano giornalisti con la schiena dritta. Comunque trovo “normale” il comportamento avuto da chi scriveva contro mio padre: evidentemente la loro schiena era “meno dritta”».

La sera dell’11 settembre 1986 suo padre pronunciò, rivolto ai giudici, la frase «Io sono innocente, spero di cuore che lo siate anche voi»…
«Questa era una frase emblematica: lui aveva la certezza della sua moralità e della sua estraneità ai fatti che gli venivano addebitati, si augurava che anche costoro avessero una coscienza perché lui sapeva benissimo di cosa era accusato, ma non sapeva chi fossero gli uomini che aveva di fronte, chi erano gli uomini che portavano avanti la pubblica accusa. E’ una frase con la quale si può definire la storia della giustizia italiana: non è una categoria avulsa da critiche e da comportamenti poco corretti».

Io vorrei intitolare questa intervista “Per non dimenticare: intervista a Silvia Tortora”. Secondo lei il Paese ha dimenticato la vicenda di suo padre?
«Assolutamente no. C’è una parte dell’Italia, quella sana e composta da persone perbene, che ogni qualvolta si parla di mio padre mi riempie di messaggi, di ricordi, di “carinerie”. Anche perché noi spesso ci fermiamo all’immagine B, al “lato B”. Il “lato B” di mio padre è quello di essere stato vittima dell’ingiustizia. Il suo “lato A”, invece, è quello di un giornalista che ha creato – credo – le cose più straordinarie della storia della televisione pubblica italiana, che non si è mai svenduto al miglior offerente ed ha sempre portato avanti le sue battaglie fottendosene di chi fossero le sue controparti: esistono due persone che poi si fondono in un unico uomo».

E lui ha pagato anche per questo secondo lei?
«Certamente sì. Era un “rompiballe”, era un uomo anche colto, altezzoso, non frequentava il mondo dello spettacolo, preferiva andare a letto con i suoi libri: era un uomo assolutamente non accomodante che il potere non ha potuto mai plasmare e plagiare, perché mio padre era assai difficile che scendesse a compromessi».
postato da bibbi1 alle ore 09:50 | link | commenti (12)
categorie: magistratura, malagiustizia, complottisti, enzo tortora
lunedì, 17 novembre 2008

Villari - per ora - non si dimette!

La Commissione di Vigilanza RAI ha il suo Presidente.... e Veltroni un bruciaculo pazzesco!

Sarà il vino dei castelli?

Dopo un duro incontro con Veltroni ("c'è stata qualche divergenza"...) il senatore democratico Roberto Villari conferma quanto detto in precedenza: lascerà l'incarico solo se in tempi brevi verrà trovata una candidatura condivisa. In soldoni, dell'eunuco Orlando non se ne parla, e a questo punto tanto vale tenere Villari, a meno che l'Italia dei Valori bollati e bolliti non punti i piedi ad ogni costo.
Bizzarro: è l'opposizione a voler fare il pugno di ferro con arroganza. Non contenta d'aver respinto la candidatura di Pecorella alla Corte Costituzionale, come se avesse vinto le elezioni, arriva a proporre, giorni dopo, lo scambio Pecorella-Orlando. Una maggioranza responsabile prontamente rintuzza il ricatto ed elegge Frigo. In realtà, come bene dice Dagospia, Orlando non sarebbe comunque passato anche perché inviso ad un paio di suoi; ed il PdL si era comunque detto favorevole a discutere su nomi alternativi parto della stessa IdV. Invece, Veltroni si è prestato al ricatto di Di Pietro ed è andato avanti con la linea del "Orlando ad ogni costo", rimediando una figuraccia che oltretutto mette in luce le magagne interne al Pd, che ormai mal sopporta (eufemismo) le paturnie dipietriste. In questi casi, e soprattutto quando si è più deboli, non si insiste mai con un nome solo. Adesso Veltroni ha il suo uomo, in realtà mariniano di ferro... e non può neppure lamentarsi più di tanto!

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venerdì, 31 ottobre 2008

Prima il test...

Immigrazione, stretta di Sarkozy

"Esame di francese obbligatorio"

Il governo Sarkozy detta le regole per limitare il ricongiungimento familiare degli immigrati. Stando alle nuove norme appena approvate, a partire da dicembre, prima di ottenere il visto, gli stranieri che vorranno raggiungere i parenti in Francia dovranno dimostrare di conoscere la lingua francese e i costumi occidentali. I test, stando al ministro per l'immigrazione Brice Hortefeux, verranno eseguiti direttamente nei Paesi d'origine.

Annunciato dall'edizione online di Le Figaro, il nuovo decreto che regola il flusso degli stranieri in Francia dovrebbe essere pubblicato entro la fine della settimana sulla Gazzetta ufficiale ed entrerà subito in vigore. Nel dettaglio, i candidati al ricongiungimento dovranno dimostrare di avere basi solide in lingua francese e passare un esame di cultura generale. Ma non è tutto qui. Se le autorità diplomatiche lo richiederanno, infatti, gli imigrati che desiderano raggiungere i loro familiari dovranno anche sottoporsi anche al test del Dna. Il tutto, ovviamente, direttamente nel proprio Paese d'origine e prima di fare il biglietto per Parigi.

"La lingua è il miglior vettore dell' integrazione", ha spiegato Hortefeux. Stando a Le Figaro, ogni domanda di ricongiungimento darà luogo a un esame culturale e linguistico, sul posto, che prevede "domande semplici" in grado di verificare il livello culturale dei candidati e la loro conoscenza del mondo in cui andranno a vivere. Una delle domande, ad esempio, è "In Francia una donna può lavorare senza l'autorizzazione di suo marito?".

Una normativa simile era stata introdotta, tra le polemiche, nel 2006 nel Baden-Wurttemberg, in Germania, con il "test per gli islamici". Gli aspiranti cittadini venivano interrogati sui matrimoni combinati o sull'11 settembre e poi veniva stabilita la loro idoneità per il visto.

La soluzione francese è però differente e si basa su una sorta di formazione preventiva a distanza. Il meccanismo varato dal governo Sarkozy, infatti, prevede un corso di formazione obbligatoria di massimo due mesi nei Paesi d'origine in cui conta non tanto il livello raggiunto, quanto l'assuidità nella frequenza e l'insegnamento dei rudimenti linguistici e culturali. Dalle lezioni sarà esonerato chi già padroneggia le basi della lingua, chi ha studiato in un istituto francofono o in Francia, gli over 65 e i minori di 16 anni. I corsi verranno affidati all'Agenzia per l'accoglienza degli stranieri (anaem), in collaborazione con i consolati e gli enti locali. "Nessun percorso didattico verrà istituito nei Paesi in guerra, né in caso di catastrofi naturali", ha spiegato Hortefeux.

Fonte: TgCom
postato da WatermelonWho alle ore 08:52 | link | commenti (4)
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martedì, 28 ottobre 2008

Dove siete?

Femministe e organizzazioni dei Diritti Umani dove siete?
(scusate ma non mi sento di inserire nessuna immagine)

Tratto dal Corriere della Sera del 28/10/08

CHISIMAIO (SOMALIA) - Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all'arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l'esecuzione è avvenuta nella tarda serata di lunedì a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi.

LA VITTIMA - La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere massacrata. Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un processo coranico equo: «L'Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l'uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo. È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell'Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell'Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.

postato da bibbi1 alle ore 17:29 | link | commenti (15)
categorie: cultura, articoli, islam, corriere della sera, formazione del pensiero
lunedì, 27 ottobre 2008

Omaggio a Veltroni e alla sua manifestazione

postato da bibbi1 alle ore 14:59 | link | commenti (8)
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lunedì, 27 ottobre 2008

Vecchio ma attualissimo.

"Quell'inutile spreco di risorse che sta uccidendo la scuola"

Quest'anno, come negli ultimi anni, la pubblicazione dei dati Ocse-Pisa dà un quadro impietoso e realistico della situazione della scuola italiana: l'Italia è al 33esimo posto per competenze di lettura, al 36esimo per cultura scientifica, al 38esimo posto per quella matematica, con risultati peggiorati rispetto alle precedenti rilevazioni. Solo i licei e il Nord superano "l'esame": il resto è nebbia. I dati, non proprio incoraggianti, non dicono purtroppo nulla di nuovo: si limitano solo a confermare un peggioramento continuo della scuola italiana. Le colpe vengono da lontano: nessuno può essere accusato di essere il "mostro" che ha rovinato la scuola da solo. D'altra parte nessuno può chiamarsi fuori: ci si aspetterebbe un esame di coscienza personale e collettivo che porti ad ammettere la necessità impellente di rivoluzionare il nostro sistema educativo. Invece certe reazioni lasciano quanto meno perplessi. Il ministro Fioroni afferma giustamente: «I dati sulla scuola italiana contenuti nel rapporto Ocse Pisa 2006 dimostrano che c'è un'emergenza educativa e di formazione che riguarda tutto il Paese». Ma poi aggiunge che è «segno che qualcosa in passato non ha funzionato». Gli fanno eco Giovanna Capelli (Prc), proclamando che il Governo ha preso in mano «la situazione del degrado culturale» e, dall'altro lato della barricata, Paolo Grimoldi (Lega) che fa notare come nel Rapporto venga promossa la Padania. Della situazione sono responsabili solo i governi passati, o comunque, gli "altri"? Nel proporre le soluzioni il ministro poi aggiunge che è necessario «uno sforzo di tutto il sistema Paese che riponga al centro della scuola e della società il merito e che sappia incentivarlo, insieme alle eccellenze, creando in questo modo gli strumenti necessari affinché ogni ragazzo abbia forte la convinzione che in base a ciò che sa può ricoprire qualunque ruolo nella società e che tutto questo non è legato solo a raccomandazioni o santi in paradiso». Giusto intendimento, ma su questa linea, occorre domandarsi: «Negli ultimi anni sono state fatte troppe riforme, occorre più serietà e un po' di buonsenso»? Come mai i Paesi in cima alla classifica dell'Ocse, per raggiungere i loro risultati, hanno intrapreso una decentralizzazione/destatalizzazione dei sistemi, una drastica riduzione delle materie e delle cattedre in nome del core curriculum, una differenziazione degli indirizzi, una personalizzazione dei percorsi individuali, una certificazione rigorosa delle competenze, una preparazione esigente dei docenti, una severa valutazione delle scuole, degli insegnanti, dei dirigenti? Bastano serietà e buonsenso se permane lo statalismo, la mancanza di autonomia delle scuole pubbliche, la resistenza feroce contro la parità scolastica (pubblico-privata) e la libertà di educazione, la mortificazione della funzione intellettuale degli insegnanti, lo spreco inutile di risorse che sta uccidendo progressivamente la scuola italiana (siamo il quarto Paese per spesa nell'Ocse)? Non vorremmo finire come Don Ferrante che, non credendo al morbo, ne morì.

Giorgio Vittadini
Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

Tratto dal quotidiano "Il Giornale" del 13 dicembre 2007 pagina 43

Riportato dal Blog "Cighedirli"
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lunedì, 27 ottobre 2008

Ipse Dixit...

Pd in piazza, affondo di Berlusconi

"Veltroni ha perso, vada a riposarsi"

Duro affondo del premier Silvio Berlusconi dopo la manifestazione del Pd a Roma. "Veltroni si dovrebbe rassegnare: ha perso e per cinque anni non c'è più niente da fare. Invece di fare manifestazioni, dovrebbe andarsi a riposare, per prepararsi a fare una bella campagna elettorale tra cinque anni, ci lascerebbe così lavorare meglio e con più profitto per gli italiani. Questa è la sinistra delle frottole, delle invettive, delle calunnie", ha detto.

"Sulla riforma Gelmini andremo avanti"
Sulla riforma della scuola e sulla richiesta dell'opposizione di ritirare il decreto Gelmini Berlusconi risponde deciso: "Andiamo avanti a governare e a fare cose di buon senso che sono nel programma qualunque cosa dica Veltroni o qualcun altro nell'opposizione. Hanno usato strumentalmente la scuola, pensate all'università dove non abbiamo ancora fatto nulla e già hanno mosso critiche e studenti nelle strade con strumentalizzazioni difficilmente definibili"

Fonte: TgCom



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sabato, 25 ottobre 2008

A volte ritornano....

I Nostri cari bamba!

Altro che due milioni e mezzo di persone... secondo la questura, in base ai rilevamenti con elicotteri e con gli altri mezzi di solito utilizzati, in piazza a Roma c'erano circa duecentomila bamba. Meno male...avessimo avuto due milioni e mezzo di bamba in Italia, povero nostro bel paese. Invece - e Roma non è stata scelta a caso - oltre agli orsetti marsicani rossi ed alle foche monache progressiste, tutte razze in via d'estinzione, è stato solo il festival dei colletti bianchi, fortunatamente solo i più atti al parassitismo. Coloro che, pur di non rinunciare a privilegi assurdamente guadagnati, venderebbero la madre. Sappiamo come a scuola comandino i baroni, i figli dei baroni, i parenti dei baroni, gli amici dei baroni. Soloni che forcano gli esami universitari a spese degli studenti perché impegnati con lo studio privato, sociologi di serie C2, filosofi al pepe verde. Arrivano a scuola in Porsche e cachemire, Repubblica sotto al braccio, e se fai loro notare che dovrebbero cedere la cattedra pioché impegnati professionalmente e quindi sempre occupati, ti danno del fascista qualunquista elettricista, nessuno saprebbe insegnare come loro e quindi tu sei solo uno sprovveduto che vuol creare una classe dirigente ignorante. Ed il pubblico impiego? Solo chiedendo di giustificarle (e di verificarne le giustificazioni) Brunetta ha dimezzato le assenze per malattia nel comparto pubblico: in soldoni, un guadagno superiore a quello della finanziaria Prodi-Visco, ma con due differenze: non hai toccato le tasche dei cittadini e hai ottenuto un risultato duraturo, che si ripeterà nel tempo. Stai curando l'FP, non stai mettendo toppe. E solo facendo ciò che è giusto e sacrosanto, cioé punendo anche nel pubblico chi si permette cose che nel privato porterebbero al licenziamento.

Comico, ancora una volta, Veltroni: "l'Italia è migliore di chi la governa". Giusto Walter, sono d'accordo anch'io. Infatti quest'Italia ti ha mandato in culo, scegliendo di farsi governare da qualcun altro.
postato da WatermelonWho alle ore 20:15 | link | commenti (27)
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martedì, 21 ottobre 2008

Un po' di sano relax....

Andreaaaa.....tàca la miùsica!


easyvol1ucnoktayj0Le conversazioni in pvt col grande Master, sempre piacevolizzime e stimolanti (adesso pensate male), mi fanno pensare che qualche post musicale potrebbe andar bene anche qui, sulla falsariga di quelli aperti in un mio precedente blog. Se allora postavo di psichedelia e space rock, con Andrea mi sono trovato a discorrere di colonne sonore italiane, di spot, del grande Franco Godi, di pietre miliari dell'easy listening (e non solo) come Riz Ortolani, Roberto Pregadio (sì, quello della Corrida) e soprattutto Piero Umiliani (quello di Ma Nah Ma Nah). Dopo il magnifico spot Zucchi come jingle del blog, ho deciso quindi di linkarvi la completa collezione della serie "Easy Tempo".




Sono 12 volumi, alcuni dei quali divisi in 2 files. Li trovate qui (okkio alla pw):


http://kelimelerde.blogcu.com/va-easy-tempo-cinematic-lounge-experience-12-cd-complete-collection_4988461.html

Se l'esperimento piace, lo replico.



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GRANDE BUGIA è chiaramente ispirato all’omonimo capolavoro-inchiesta di Giampaolo Pansa. Questo libro, ultimo di una serie dedicata alla storia d’Italia nascosta dall’intellighenzia comunista, ha rappresentato per me un’illuminazione. E forte è cresciuto il desiderio di approfondire i temi e gli eventi che dal dopoguerra ad oggi hanno avuto solo una interpretazione, faziosa ed ipocrita. Nel suo piccolo questo blog si propone di dare voce anche a chi non la pensa come alcuni contemporanei telepredicatori e dubita fortemente dei messaggi divulgati dalla “cultura ufficiale”.

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